Slideshow shadow

Stress Clinic

Settembre 15, 2019 in Ansia, BeMindful, Benessere, diagnosi, Dipendenza, Disturbi alimentari, Disturbo, MBSR, Mindfulness, Programma, psicodiagnosi, Psicoterapia, Servizio, sostegno psicologico, Stress, Terapia, Torino, Trattamento, Trauma da Centro Clinico Crocetta

Tra Fisiologia e Patologia – Conoscere, Gestire, Superare lo Stress

E’ oggi a tutti manifesto come uno dei problemi che caratterizzano la nostra società sia quello che nei discorsi quotidiani definiamo “stress”. L’impatto è pervasivo ed altamente problematico determinando effetti su un continuum che va da un iniziale malessere esistenziale ad importanti aspetti di sofferenza psicologica e relazionale fino a gravissime patologie organiche. Per comprendere meglio come la cronicità di esposizione a stimoli stressanti possa produrre così gravi danni è utile ricondurci alla definizione scientifica di stress formulata dal neuroendocrinologo Hans Selye già nel 1936. Selye definisce la “risposta fisiologica da stress” come la capacità fondamentale, aspecifica e strategica di un organismo di adattarsi alle richieste dell’ambiente facendo un’importante distinzione tra eustress (stress positivo, finalizzato ad uno scopo evolutivo) e distress (stress negativo, nocivo per l’individuo). Quest’ultimo è quello che oggi viene indicato nel discorrere quotidiano semplicemente come “stress” (lavorativo, personale, etc.). Uno dei fattori fondamentali che differenziano lo stress positivo da quello negativo è la durata. E’ necessario infatti distinguere una reazione da stress acuta (ad esempio spaventarci  per un cane che ci ha abbaiato girando dietro un angolo), di breve durata, alla quale cui segue un quasi immediato e ritorno allo stato di base, da una reazione da stress prolungata, costituita da uno sforzo prolungato di fronteggiamento di uno stimolo stressante che può durare invece settimane, mesi o addirittura anni. E’ importante sottolineare quindi che la parte che genera questa complessa sofferenza non è tanto la risposta fisiologica da stress di per sé ma la cronicità e a volte la permanenza con la quale si esprime in risposta a stimoli complessi di tipo relazionale e sociale a cui tutti sono esposti nella molteplicità e complessità di ruoli che la complessa vita umana impone.

Quando la reazione da stress è prolungata si produce un attivazione continuata sull’asse ipotalamo-cortico-surrene (HPA) che in una prima fase possiamo dire di semplice attivazione a cui segue una fase di stanchezza ed una di esaurimento. Gli effetti di questa reazione da stress prolungata hanno luogo nel corpo, nella mente, nel comportamento come espressione di uno stesso sistema interconnesso. Si possono individuare differenti fasi man mano più compromesse in questo progressivo “ammalarsi di stress”. Inizialmente si manifesta una stanchezza fisica e mentale cronica dalla quale derivano problemi interpersonali con ritiro su sé stessi, si diventa irascibili ed intolleranti verso tutti, in uno stato di continua irritazione. La capacità di autoregolazione emotiva diminuisce e ci si trova a litigare per questioni marginali e con marcate oscillazioni dell’umore sul fronte depressivo. Si sviluppano difficoltà cognitive a carico dell’attenzione, della concentrazione, della capacità di pianificare soluzioni o direzioni esistenziali o di compiere scelte. Subentrano poi in virtù dello stato di ansietà cronica dolori a carico dell’apparato muscolo-scheletrico (tensioni, dolori cervicali, cefalee) e a volte insonnia e infine lo sviluppo di vere patologie da stress. La tensione prolungata ha prodotto danni invisibili accumulati per lungo tempo nell’organismo che si manifestano con malattie specifiche, in gran parte favorite dal progressivo indebolimento del sistema immunitario: influenze, coliti, ipertensione, vari difetti cardiovascolari (si veda anche la tabella 1 al fondo della pagina).

A tutto ciò va aggiunto un ulteriore carico patogeno che consiste in quelle strategie disfunzionali di fronteggiamento dello stress cronico che la persona ha messo in campo negli anni. Si tratta spesso di abitudini dannose per la salute ma che producono sollievo immediato (ad esempio fumare, bere, mangiare compulsivamente, abusare di farmaci, etc.) o di comportamenti più complessi ma ugualmente nocivi a sé e alle proprie relazioni.

Come invertire questo circolo vizioso ?

I recenti studi di psico-neuro-endocrino-immunologia non lasciano più dubbi sulla necessità di considerare il sistema mente-corpo come un entità unica. Pensieri, emozioni e reazioni fisiologiche sono strettamente integrate e si condizionano a vicenda istante per istante. Già Selye aveva colto la complessità della risposta da stress come dipendente dall’interazione multifattoriale di stimolo stressante (stressor esterno o interno), caratteristiche dell’individuo e ambiente nel quale questa interazione ha luogo.
In virtù delle componenti e delle caratteristiche di questi tre fattori è necessario valutare le linee di correzione possibile per ripristinare un “sostenibilità” del proprio sistema di reazione allo stress.
Oggi si sono sviluppate, grazie ai continui sviluppi delle neuroscienze, nuove psicoterapie e strategie integrate nonché programmi di supporto, in grado di indirizzare, numerose forme di sofferenza mentale portando ad un aumento della consapevolezza e della capacità di regolazione dei propri stati d’animo e dei propri comportamenti.
Divengono possibili allora percorsi che vanno nel senso del conoscere, dell’affrontare, del gestire e del superare le dimensioni di stress presenti nella propria vita mobilitando le risorse personali che potranno caso per caso avvantaggiarsi, laddove necessario anche in una dimensione integrata, di:

  • Tecniche di fronteggiamento e regolazione degli stati mentali e fisici di sofferenza
  • Mindfulness – Pratica meditativa di consapevolezza
  • Percorsi di psicoterapia personale a carattere cognitivo-comportamentale
  • Eventuale affiancamento di un supporto farmacologico
  • Eventuale affiancamento di interventi specialistici in relazione alle patologie già in essere (es. cardiologiche, dermatologiche, pneumologiche, etc.)

Ciascuna di queste strade va valutata insieme alla persona in relazione alle proprie caratteristiche personologiche ed alle condizioni stressogene e di contesto nella quale è inserita.

Riferimento

Dr. Alessandro Marcengo – Psicologo, Psicoterapeuta, Istruttore MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction)

Contatti

Mail: alessandro.marcengo@serviziclinici-ccc.it
Telefono: 011-3857740

 

Tabella 1 – Effetti dello stress cronicospacer_long

Sintomi di Sofferenza Psicologica

  • Difficoltà a prendere decisioni
  • Difficoltà a relazionarsi con gli altri
  • Diminuito senso di efficacia e rendimento nel lavoro
  • Disturbi della memoria
  • Disturbi dell’attenzione
  • Depressione
  • Ansia
  • Disturbi della sfera sessuale
  • Insonnia e disturbi del sonno

spacer_long

Sintomi di Sofferenza Fisica

  • Emicrania e cefalee muscolo-tensive
  • Cervicalgia, Sciatalgia, Lombalgia
  • Artrosi
  • Colite spastica, stipsi
  • Ulcera gastrica e duodenale
  • Diabete
  • Ipercolesterolemia
  • Malattie cardiovascolari (ipertensione, tachicardia, extrasistole, infarto)
  • Malattie autoimmuni
  • Raffreddori ed Influenze
  • Asma
  • Allergie
  • Intolleranze alimentari
  • Psoriasi e dermatiti
  • Prostatiti, Cistiti,  Vaginiti, ecc.
  • Herpes labiale/genitale
  • Obesità
  • Invecchiamento precoce

spacer_long

Disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati

Luglio 24, 2019 in Accumulo Compulsivo, Ansia, Benessere, COVID, Disturbo, Disturbo Ossessivo Compulsivo, DOC, Doc Aggressivo, Doc da Contaminazione, Doc da Controllo, Doc da Relazione, Doc Omosex, Doc Religioso, Doc Superstizioso, Fobia, Mindfulness, Panico, psicodiagnosi, Psicoterapia, sostegno psicologico, Terapia, Torino, Trattamento, Trauma da Centro Clinico Crocetta

Area Diagnosi e Trattamento

Il Disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di ossessioni (ad esempio immagini, pensieri o impulsi percepiti come intrusivi o inappropriati che determinano significativo disagio, in genere nella forma di ansia o disgusto) e di compulsioni (comportamenti e rituali che la persona si sente obbligata a compiere per ridurre tale disagio). I tentativi spontanei di ignorare le ossessioni determina ulteriore senso di disagio ed ansia, innescando un circolo vizioso che aumenta la sofferenza della persona. Il disturbo ossessivo-compulsivo ruota attorno ad alcuni temi caratteristici e come tale prende forme specifiche, alcune più comuni altre più rare.

Le ossessioni  si focalizzano sempre intorno ad alcuni timori specifici:

  • timore di contaminarsi con “germi” oppure sostanze disgustanti (talvolta entrambe) o in generale lo “sporco”;
  • timore di cagionare danni a sé o ad altri (danni materiali, economici, di salute fisica od emotiva, ecc.) per negligenza, distrazione, sbadataggine, superficialità;
  • timore di perdere il controllo di se stessi agendo supposti “impulsi” autolesivi oppure violenti, sessualmente perversi, blasfemi ecc.;
  • timore/dubbio rispetto al sentimento nutrito verso il partner o rispetto al proprio orientamento sessuale
  • timore/disagio di non aver messo nel modo “giusto”, ordinato, allineato, completo, perfetto, simmetrico qualche oggetto con il quale si è interagito a volte collegato a timore scaramantico

I temi sono talmente ricorrenti che definiscono di fatto delle specificità di disturbo ossessivo in relazione ai temi coinvolti: Doc da contaminazione, Doc da controllo, Doc aggressivo, Doc omosex, Doc religioso, Doc da relazione, Doc superstizioso, etc.

Le compulsioni che cercano inizialmente di arginare il disagio generato dalle ossessioni si possono esprimere come reazione all’ossessione specifica con lavaggi frequenti e accurati, controlli ripetuti, compulsioni mentali (contare, riesaminare, ripetere) allineare, riordinare e numerose altre. Spesso è presente in modo importante ed a volte invalidante la dimensione dell’evitamento.

Le ossessioni e le compulsioni possono arrivare ad occupare molto tempo costituendo un ostacolo a importanti attività della persona (lavoro, studio, ecc.) od obiettivi esistenziali. La manifestazione è generalmente graduale ed ingravescente anche se in alcuni casi i sintomi possono presentarsi in modo improvviso ed eclatante. Lo scompenso può essere collocato nella maggior parte dei casi nell’adolescenza o nella prima età adulta anche se le prime manifestazioni sono in genere più precoci. Il percorso sintomatologico e caratterizzato da un andamento oscillante ma fondamentalmente cronico e spesso ingravescente.I temi di riferimento possono cambiare nel corso della vita ma il “processo” rimane il medesimo. Si tratta di un disturbo relativamente comune con una prevalenza di circa il 2% nella popolazione generale.

Nel DSM 5, anche in virtù della ormai imponente mole di ricerche sul tema, il disturbo ossessivo-compulsivo è stato inserito in una sezione a parte del manuale insieme ai disturbi correlati (Disturbo di dismorfismo corporeo, Disturbo da accumulo, Tricotillomania, Disturbo da escoriazione).

Servizi Offerti

  • Orientamento Terapeutico e Trattamento integrato del disturbo ossessivo-compulsivo – Gli studi di efficacia sul trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo hanno dimostrato come la maggior parte delle persone ottengano buoni risultati con una terapia cognitivo comportamentale che includa un approccio ERP (Esposizione con Prevenzione della Risposta) unitamente al sostegno e supporto da parte della famiglia ed un eventuale trattamento farmacologico. Il trattamento si avvale di una serie di strumenti che utilizzati in modo integrato sono in grado di determinare in tempi relativamente brevi un aumento dei gradi di libertà del paziente.
  • ERP – Esposizione con Prevenzione della Risposta – L’approccio cognitivo al disturbo ossessivo-compulsivo include differenti strumenti e strategie. Nello specifico l’ERP è una strategia di grande efficacia basata sull’esposizione graduata e guidata dal terapeuta ai pensieri, alle immagini, agli oggetti e alle situazioni che determinano disagio nella persona seguita dalla prevenzione della risposta disfunzionale di tipo compulsivo. Attraverso la prevenzione della risposta la persona ha modo di sperimentare progressivamente la spontanea riduzione dello stato di disagio.
  • Mindfulness e disturbo ossessivo-compulsivo– La pratica della Mindfulness facilitando l’acquisizione di una nuova modalità di relazionarsi con la propria esperienza interna ben si integra nelle linee di trattamento di questo disturbo. Attraverso la pratica della Mindfulness la persona può infatti imparare ad osservare gli eventi esterni ed interni nel loro divenire; a disidentificarsi dai propri pensieri; a ridurre la propria reattività rispetto a stimoli e situazioni che determinano significativo disagio facilitando lo sviluppo di un atteggiamento decentrato e privo di autobiasimo che consente una risposta efficace. (mindfulness@centroclinicocrocetta.net)
  • Valutazione psicodiagnostica e trattamento in età evolutiva (infanzia/adolescenza) – Il disturbo ossessivo-compulsivo ha frequentemente un esordio precoce. E’ importante in questi casi aiutare le famiglie ad orientarsi identificando subito la problematicità o meno dei comportamenti manifestati dal bambino/adolescente. La valutazione del caso determinerà la scelta di una eventuale linea di trattamento per il paziente che fornisca anche alla famiglia gli strumenti per correggere quei fattori di mantenimento che facilmente si sono inseriti nella relazione tra disturbo e sistema familiare alimentando il disturbo stesso (vai all’approfondimento >>>).

 

Riferimento

Dr. Alessandro Marcengo (membro CEDOC – Centro di Eccellenza per il Disturbo Ossessivo Compulsivo)

Équipe

Dr. Alessandro Marcengo, psicologo e psicoterapeuta
Dr.ssa Emanuela Sabena, psicologa e psicoterapeuta
Dr.ssa Laura Schiavo, psicologa e psicoterapeuta
Dr. Stefano Clerico, psicologo e psicoterapeuta

Servizi Clinici – Corso Galileo Ferraris 110

mail: richieste@serviziclinici-ccc.it
Tel: 011 385 7740

 

Bibliografia

  • Clark D. A. Cognitive-Behavioral therapy for OCD, 2006, Guilford Press, New York
  • Lee, PhD. Baer (2002). The Imp of the Mind: Exploring the Silent Epidemic of Obsessive Bad Thoughts. New York: Plume Books.
  • Swinson R.P., Antony M.M., Rachman S., Richter M.A., Obsessive-compulsive disorder. Theory, research and treatment 1992, Guilford Press, New York
  • Wilson, Rob; David Veale (2005). Overcoming Obsessive–Compulsive Disorder. Constable & Robinson Ltd.
  • Davis, Lennard J. (2008). Obsession: A History. University of Chicago Press.
  • Emily, Colas (1998). Just Checking: Scenes from the Life of an Obsessive-compulsive. New York: Pocket Books. p. 165.
  • Rachman, S. (2004). Fear of contamination. Behaviour Research and Therapy, 42: 1227–1255.
  • Zhong CB, Liljenquist K. (2006). Washing away your sins: threatened morality and physical cleansing. Science. Sep 8, 313(5792):1451-2. 
  • Elliott C.M., & Radomsky, A.S. (2009) Analyses of mental contamination: Part I, experimental manipulations of morality. Behaviour Research and Therapy. 47(12):995-1003. 
  • Elliott CM, Radomsky AS. (2012) Mental contamination: the effects of imagined physical dirt and immoral behaviour. Behav Res Ther. 2012 Jun;50(6):422-7

Disturbo da accumulo – Trattamento Integrato

Aprile 8, 2015 in Accumulo Compulsivo, Disturbo, Disturbo da Accumulo, Disturbo Ossessivo Compulsivo, Hoarding Disorder, Individuale, Psicoterapia, Senza categoria, Servizio, Terapia, Torino, Trattamento da Centro Clinico Crocetta

Hoarding – Consulenza e Terapia

Il disturbo da accumulo (a volte indicato anche come Disposofobia, Hoarding Disorder, Accumulo Compulsivo, Accaparramento Patologico, Sindrome Messie, Sindrome Collyer, Sillogomania) è un disturbo caratterizzato dall’accumulo continuativo di beni, acquistati o raccolti, e dalla successiva incapacità di eliminarli dai propri spazi vitali (casa, auto, ufficio, ecc.). Nel tempo questo determina il progressivo ingombro di tutte le aree disponibili, incluse quelle essenziali per cucinare, dormire e lavarsi, provocando in ultimo l’impossibilità di svolgere le normali attività quotidiane. Il disturbo da accumulo comporta spesso rilevanti impatti sulla persona ed i suoi familiari, sia in termini finanziari, sia attraverso una riduzione importante del funzionamento lavorativo e sociale.

Dal 2013 il disturbo di accumulo è incluso nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V) come disturbo a sé stante dotato di propri criteri diagnostici.

Le possibilità di terapia vanno identificate in riferimento allo specifico caso. In alcune situazioni il comportamento di accumulo può essere secondario ad altre patologie, in tal caso il percorso terapeutico sarà basato sulla patologia primaria. Nella maggior parte delle situazioni è viceversa il disturbo da accumulo stesso a risultare primario, in tal caso la Terapia Cognitivo Comportamentale specifica per l’hoarding, avendo dato prova di efficacia in numerosi trial clinici, risulta il trattamento di elezione.

Servizi Offerti

  • Consulenza individuale – Talvolta i rapporti familiari sono fortemente provati dalla convivenza con il disturbo da accumulo. Si sente in questo caso la necessità di “fare qualcosa” per il proprio caro o per se stessi. E’ importante in questo caso avere una valutazione individuale del caso, un esame specifico sulla possibile co-occorrenza di altre patologie, un’idea chiara delle possibilità di trattamento ed una serie di linee guida per facilitare l’eventuale convivenza col disturbo.
  • Trattamento Integrato del disturbo da accumulo – A valle della valutazione del caso, è possibile attivare un percorso di trattamento integrato dell’hoarding secondo il protocollo Cognitivo Comportamentale specifico per il disturbo. Si tratta di un percorso svolto in parte a domicilio ed in parte in studio, indirizzato a sviluppare nella persona le capacità per fronteggiare in autonomia le manifestazioni del disturbo.

Riferimento

Dott. Alessandro Marcengo [amarcengo@psicoterapie.pro]

Équipe

Dott. Alessandro Marcengo
Dott.ssa Emanuela Sabena

Approfondimento

Per saperne di più su Disturbo da Accumulo, Hoarding Disorder, Disposofobia, Accumulo Compulsivo, Accaparramento Patologico, Sindrome Messie, Sindrome di Collyer, Sillogomania: Disposofobia.org

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. 5th ed., text revision. Washington, DC: American Psychiatric Press; 2013
  • Frost R.O., Hartl T.L., A cognitive-behavioral model of compulsive hoarding. Behav Res Ther 1996;34:341–350.
  • Frost R.O., Steketee G, Tolin D, Brown T. Co-morbidity and diagnostic issues in compulsive hoarding. Paper presented at: Annual Meeting of the Anxiety Disorders Association of America 2006; Miami.
  • Hartl, T. L., Duffany, S. R., Allen, G. J., Steketee, G., & Frost, R. O. (2005).Relationships among compulsive hoarding, trauma, and attention-deficit/hyperactivity disorder. Behaviour Research and Therapy, 43, 269-276.
  • Mataix-Cols D, Frost RO, Pertusa A, et al. Hoarding disorder: a new diagnosis for DSM-V? Depress Anxiety. 2010;27:556-572.
  • Muroff J, Bratiotis C, Steketee G. Treatment for hoarding behaviors: a review of the evidence. Clin Soc Work J. 2010. doi:10.1007/s10615-010-0311-4. 2010
  • Pertusa A, Frost RO, Fullana MA, et al. Refining the diagnostic boundaries of compulsive hoarding: a critical review. Clin Psychol Rev. 2010;30:371-386.
  • Rachman S, Elliott CM, Shafran R, Radomsky AS. Separating hoarding from OCD. Behav Res Ther 2009;47: 520–522.
  • Steketee G, Frost RO, Kyrios M. Cognitive aspects of compulsive hoarding. Cognitive Therapy and Research. 2003;27:463-479.
  • Tolin, D. F., Frost, R. O., & Steketee, G. (2007). An open trial of cognitive-behavioral therapy for compulsive hoarding. Behaviour Research and Therapy, 45, 1461-1470.
  • Tolin, D. F., Frost, R. O., Steketee, G., & Fitch, K. E. (2008). Family burden of compulsive hoarding: Results of an Internet survey. Behaviour Research and Therapy, 46, 334-344.

Disturbi dello spettro autistico

Ottobre 23, 2014 in asperger, autismo, Corsi, diagnosi, disturbi pervasivi dello sviluppo, Disturbo, Età Evolutiva, genitori, Gruppo, Individuale, Programma, psicodiagnosi, Psicoterapia, rett, Servizio, sostegno psicologico, Terapia, Torino, Trattamento da Centro Clinico Crocetta

Diagnosi e trattamento dell’autismo e della sindrome di Asperger

Dal 2013 è entrato in vigore un nuovo Manuale Diagnostico Statistico, il DSM V, usato dalla comunità internazionale per valutare le condizioni psicologiche e psichiatriche e individuare i criteri che caratterizzano le diverse condizioni. Una diagnosi precisa consente di strutturare trattamenti dedicati, e quindi più efficaci. Nella scorsa edizione del DSM i disturbi dello spettro autistico erano suddivisi in un ampio gruppo di condizioni (raggruppate sotto la definizione di Disturbi Pervasivi dello Sviluppo), tra cui l’autismo tipico e quello atipico, la sindrome di Asperger, la sindrome di Rett, il Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia. Con la nuova edizione tutte queste condizioni sono state sostituite da un’unica categoria, di cui si valutano, nei criteri, le diverse caratteristiche, in termini di severità e bisogno di assistenza. Tutte le caratteristiche devono essere presenti fin dall’infanzia, possono non manifestarsi fino ad una certa età, cioè fino a quando le capacità dell’individuo sono sufficienti ad esaudire le richieste dell’ambiente.

Entrando nel dettaglio, per poter fare diagnosi di Disturbi dello Spettro Autistico è necessario che vengano soddisfatti questi criteri:

a. Deficit persistente nella comunicazione e nell’interazione sociale.

  1. deficit nella reciprocità socio-emotiva (ad es. difficoltà o approccio sociale atipico nella conversazione, interesse ridotto nella condivisione degli interessi e delle emozioni, mancanza di iniziativa relazionale);
  2. difficoltà nella comunicazione non verbale (difficoltà gestuale, o di contatto oculare, o della comprensione della comunicazione non verbale);
  3. deficit nello sviluppo e nel mantenimento di relazioni sociali (escluse quelle con la famiglia);
  4. difficoltà nel regolare il comportamento nei diversi contesti e apparente mancanza di attenzione per le altre persone.

b. Comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive.

Si tratta di presenza di linguaggio, movimenti o uso di oggetti, stereotipato o ripetitivo (uso di frasi tratte da film o cartoni, movimenti ripetitivi, ripetizione di parole o frasi apparentemente senza un senso sociale). Questo criterio comprende anche una eccessiva aderenza alla routine e difficoltà nel modificare comportamenti verbali o non verbali: ad esempio difficoltà a modificare la strada per tornare a casa, tendenza a mangiare sempre gli stessi cibi o a parlare incessantemente di un certo argomento e a fare sempre le medesime domande, aumento del livello di stress in seguito a piccoli cambiamenti. Fanno parte dei criteri anche una reattività inusuale a certi aspetti dell’ambiente, come una apparente indifferenza agli stimoli caldi, freddi o al dolore, una risposta avversa a certi suoni, intensità di luce o tessuti, una fascinazione particolare per oggetti luccicanti o roteanti.

Per differenziare le diverse modalità in cui si manifesta il disturbo, con livelli di impatto sulla qualità della vita e sulle possibilità di autonomia durante l’età adulta, sono stati introdotti dei criteri di severità e supporto, suddivisi in tre fasce (supporto rilevante, moderato, lieve). Soggetti che risultano necessitare di supporto lieve corrispondono alle persone precedente diagnosticate con la Sindrome di Asperger, ossia con intelligenza nella norma o superiore e buon livello di autonomia nello svolgere la maggior parte delle attività della vita quotidiana. Questo gruppo di soggetti sono ora più generalmente definiti “autismo ad alto funzionamento”.

Servizi Offerti

  • Diagnosi – Percorso anamnestico e diagnostico per individuare la presenza delle caratteristiche proprie dei disturbi dello spettro autistico, in particolare in adolescenti ed adulti ad alto funzionamento o con caratteristiche sub cliniche, per le quali la diagnosi presente maggiore difficoltà e richiede una competenza specifica.
  • Psicoterapia individuale – Percorso psicoterapeutico, finalizzato ad aumentare la consapevolezza del proprio stile di funzionamento, comprensivo dei punti di forza e di debolezza che ogni individuo presenta; lavoro specificamente strutturato per migliorare le competenze metacognitive e le capacità relazionali e sociali, essenziali per una vita quotidiana gratificante sul piano affettivo, relazionale e scolastico/professionale.
  • Gruppi di supporto per fratelli – Gruppo dedicato in modo specifico alle difficoltà e alle esperienze che ogni giorno vivono i fratelli e le sorelle delle persone con disturbi dello spettro autistico, per arricchirsi attraverso il confronto e condividere ciò che si è imparato giorno dopo giorno. Gli incontri saranno sviluppati su tematiche specifiche concordate all’inizio del percorso, sulle quali discutere insieme, per scoprire come la condivisione delle fatiche e della sofferenza, ma anche dei momenti di sorpresa, gioia e gratificazione, possano risultare terapeutiche. Verranno creati gruppi il più possibile omogenei per caratteristiche ed età.
  • Parent training – Incontri di gruppo dedicati ai genitori di ragazzi con funzionamento molto alto e alle loro specifiche difficoltà, prevalentemente sociali e legate alla consapevolezza. Suggerimenti per intervenire efficacemente su comportamenti oppositivi o manifestazioni ansiose, discussione sulle difficoltà in classe e con i pari.
  • Gruppi psico-educativi sulle abilità sociali e la metacognizione – Lavoro in gruppo per la riflessione sulle difficoltà sociali che si sperimentano quotidianamente, ad esempio nel trovare nuovi amici o nel saper come comportarsi ad una festa, a scuola o al lavoro. Attività mirate, come role play e indicazioni concrete, per lo sviluppo delle capacità metacognitive, per imparare a intuire cosa pensano i nostri interlocutori, a partire da segnali non verbali come i gesti, le espressioni del viso, il tono della voce.

Riferimento

Bibliografia

SAGGI DIVULGATIVI
  • Marc Segar, Guida alla sopravvivenza per persone con sindrome di asperger, Lem Libraria
  • Temple Grandin, Pensare in immagini, Erickson
  • Tony attwood, Guida alla sindrome di Aperger, Erickson
  • Janet Dixon, Facilitare la comunicazione nell’autismo, Erickson
  • Flavia Caretto, Autismo e autonomie personali, guida per educatori, insegnanti e genitori, Erickson
  • Paolo Cornaglia Ferraris, Io sento diverso, Erickson
  • Hilde de Clercq, L’autismo da dentro- una guida pratica, Erickson
ROMANZI
  • Siobhan Dowd, Il mistero di london eye, Uovonero
  • Marc Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Einaudi
  • Petrosino, Ciao, io mi chiamo Antonio, Sonda
SAGGI TECNICI
  • AAVV, a cura di Michele Zappella, Autismo e disturbi dello sviluppo, giornale italiano di ricerca clinica e Psicoeducativa, Erickson
  • Giacomo Vivanti, La mente autistica, Omega
  • Theo peeters, Autismo: dalla conoscenza teorica alla pratica educativa, Uovonero
  • Cavagnola, Moderato, Leoni (a cura di), Autismo: che fare?, Vannini
  • Cohen e Vokmark, Autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo, Vannini
  • Uta Frith, L’autismo, spiegazione di un enigma, Laterza
  • Mario Lambiase, Autismo e lobi frontali, Vannini
  • Lomascolo, Vaccaro, Autismo: modelli applicativi nei servizi, Vannini

Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)

Febbraio 26, 2014 in diagnosi, disturbi specifici dell'apprendimento, Disturbo, dsa, Età Evolutiva, Individuale, psicodiagnosi, Psicoterapia, Servizio, sostegno psicologico, Terapia, Torino da Centro Clinico Crocetta

I Disturbi Specifici di Apprendimento, meglio conosciuti come DSA, rappresentano una condizione clinica evolutiva di difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo che si manifesta con l’inizio della scolarizzazione. Anche se alcuni indici predittivi sono presenti già in età prescolare, è solo con l’ingresso nella scuola che tali difficoltà emergono come DSA e possono quindi essere diagnosticati come tali alla fine della seconda elementare.

Dopo la diagnosi e l’avvenuta certificazione che permette di attivare le misure compensative e dispensative previste dalla legge, è spesso necessario affrontare un percorso di trattamento e sviluppo di un metodo di studio personalizzato. Le difficoltà di apprendimento possono riflettersi sulla mancata autosufficienza nei compiti scolastici e su un vissuto emotivo di inadeguatezza e diversità, ripercuotendosi sulle interazioni sociali del ragazzo.

Dopo una valutazione tempestiva, accurata e globale, è dunque necessario pensare a come potenziare le risorse del ragazzo e incrementare il suo benessere a casa e a scuola, considerando gli aspetti funzionali, motivazionali, emotivi e relazionali.

Servizi Offerti

  • Diagnosi – indicazioni per la scuola e la famiglia: Il percorso diagnostico coinvolge un’equipe multidisciplinare composta da psicologo, neuropsichiatra e logopedista per una valutazione completa e precisa, indirizzata a tutti gli aspetti della vita del ragazzo.
  • Trattamento: i percorsi di trattamento includono:
    • Percorsi di potenziamento cognitivo e delle abilità di studio;
    • Promozione delle componenti metacognitive;
    • Parent-training per i genitori;
    • Colloqui con insegnanti;
    • Incontri di gruppo di auto-efficacia per i ragazzi.
  • Monitoraggio e riconferma della diagnosi – La presa in carico include il monitoraggio dell’andamento del ragazzo e i potenziali progressi nel tempo. Attraverso successive rivalutazioni viene offerta la possibilità di cogliere le reali necessità del ragazzo e di riconfermare, qualora necessario, la diagnosi.

 Équipe

Bibliografia

    • Eva Benso, 2011, La dislessia. Una guida per genitori e insegnanti: teoria, trattamenti e giochi, Il Leone Verde Editore.
    • Enrica Bianchi, Viviana Rossi, Luciana Ventriglia, 2011, Dislessia: la Legge 170/2010, Libriliberi Editore.
    • Rossella Di Maria, Aurora Ranfagni ,2013, Adolescenti con DSA e genitori alle superiori. Come e cosa fare, Fabbrica dei Segni Editore.
    • Le guide Erickson, 2013, Dislessia e altri DSA. Strategie per gli insegnanti, Centro Studi Erickson.
    • Guide per l’educazione speciale, 2010, Dislessia evolutiva in pediatria. Guida alla diagnosi e al trattamento, Centro Studi Erickson.
    • Mauro Montanari, 2013, Dislessia a quattro mani, Rugginenti Editore.
    • Gavin Reid, a cura di Savelli E., Franceschi S., tradotto da Calovi C., 2013, È dislessia! Domande e risposte utili, Centro Studi Erickson.
    • Stella Giacomo, Grandi L., 2011, Come leggere la dislessia e i DSA. Con CD Audio, Giunti Scuola.
    • Stella Giacomo, Savelli Enrico 2011, Dislessia oggi. Prospettive di diagnosi e intervento in Italia dopo la legge 170, Centro Studi Erickson.
    • Termine C., Stella G., 2013, La diagnosi della dislessia e degli altri disturbi specifici dell’apprendimento, Omega Editore.

Disturbi alimentari

Gennaio 15, 2014 in Disturbi alimentari, Disturbo, Gruppo, Individuale, Psicoterapia, Servizio, Terapia, Torino, Trattamento da Centro Clinico Crocetta

Servizio integrato per la diagnosi e il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) indicano complesse problematiche relative al rapporto dell’individuo con il cibo e con il proprio corpo: l’alimentazione è disordinata, restrittiva oppure sregolata ed eccessiva; il cibo diventa anestetico e auto-cura di un disagio emotivo. Il corpo è spesso evitato e percepito in modo alterato: il vissuto corporeo di essere inadeguati, grassi, brutti e socialmente non accettabili, influenza negativamente la propria autostima e amabilità. I più diffusi e conosciuti disturbi del comportamento alimentare sono: anoressia, bulimia e binge eating disorder (o disturbo dell’alimentazione incontrollata). Forme meno conosciute, ma in aumento, sono la night eatinng syndrome, il nibbling (spiluccamento), la bigoressia e l’ortoressia. I disturbi del comportamento alimentare coinvolgono attualmente, in Italia, circa il 3,3% della popolazione, con un rapporto tra femmine e maschi di 9 a 1. L’alimentazione sregolata può compromettere la salute di tutti gli apparati del corpo (cardiovascolare, intestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, dermatologico) e il tasso di mortalità per disordine del comportamento alimentare è del 3%. La multifattorialità delle cause (psicologiche, psichiatriche, sociali, genetiche) e la complessità del quadro psicofisico dei pazienti con disturbo del comportamento alimentare richiedono l’intervento di una equipe specializzata e multidisciplinare, capace di definire un percorso diagnostico e terapeutico personalizzato.

Servizi Offerti

  • Consulenza psico-nutrizionale – Il  percorso  psicoeducativo, svolto in piccoli gruppi,   ha come obiettivo offrire  conoscenze utili e pratiche per  aumentare la consapevolezza delle proprie abitudini alimentari, facilitare nuovi e sani stili alimentari  e limitare comportamenti disfunzionali.
  • Psicoterapia individuale – Il percorso di psicoterapia individuale ha come obiettivo la costruzione di strumenti di conoscenza e di equilibrio emotivo che facilitano nel paziente l’attenuazione e/o la scomparsa dei sintomi e aumentano le sue abilità di regolazione emotiva, necessarie per affrontare le difficoltà di vita. La psicoterapia svolta è di tipo cognitivo-comportamentale,   riconosciuta dalle linee guida internazionali come il più efficace nel trattamento dei DCA; essa  è  integrata  con un una metodologia costruttivista.
  • Psicoterapia di gruppo per bulimia e binge-eating – La psicoterapia di gruppo segue uno specifico protocollo di cura, dimostrato attualmente come scientificamente efficace. E’ un  modello di cura specificatamente orientato a pazienti con disturbo da alimentazione incontrollata e bulimia (D. L. Safer, Christy F. Telch, Eunice Y. Chen, 2009, tr.it. 2011)  L’intervento è integrato con le più recenti conoscenze che derivano dalla mindfulness, dal costruttivismo e dalla  metodologia narrativa. Il protocollo prevede un primo breve stage residenziale e una successiva fase di terapia di gruppo, a sessioni bimestrali.
  • Sostegno al nucleo familiare – La famiglia di un paziente che presenta un Disturbo del Comportamento Alimentare è spesso disorientata dinnanzi a tali patologie: sensi di colpa, allarme oppure chiusura, negazione sono comuni reazioni alla sofferenza. E’ dunque talvolta utile, al fine di rendere efficace il percorso di cura, strutturare un intervento familiare di sostegno volto a offrire corrette informazioni sui DCA e sui problemi emotivi legati alla patologia, migliorare nella famiglia la gestione dello stress e rinforzarne la resilienza.

Riferimenti

Vai all’ èquipe >>>

Bibliografia

  1. Albers Susan : “Eat, drink be mindfull”  New Arbinger publication
  2. Bruch H., (1996) La gabbia d’oro, ed Feltrinelli, Milano
  3. Fairburn C.G.(2010) La terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione. Edizione italiana a cura di A. Carrozza e R. Dalle Grave. Eclipsi
  4. Goldstein J.(1993), Insight meditation. the practice of freedom. Boston, Shambhala Publications.  Trad. it. “La pratica della libertà”. Roma, Ubaldini, 1995.
  5. Jan Chozen Bays: ” Mindful eating. A guide to Rediscovering a Healthy and Joyful Relationship with food”, on line
  6. Kabat-Zinn J. ( 1991) Full Catastrophe Living. New York, Bantam Doubleday Dell Publishing Group. Trad. it. Vivere momento per momento. Milano, TEA, 2010.
  7. Kristeller Jean L. e Ruth Q. Wolever (2012) Mindfulness-Based Eating Awareness Training for Treating Binge Eating Disorder: The Conceptual Foundation, in “Eating Disorders and Mindfulness: Exploring Alternative Approaches to Treatment”,  ed. Routlege
  8. Linehan M.M ( 1993) Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline. Il modello dialettico. Tr. it. Raffaello Cortina, Milano (2001)
  9. Lineham M.M., Chen E.Y. ( 2005) Dialectical behavior therapy for eating disorders, in Freeman A. Encyclopedia of cognitive behavior therapy. Springer, New York, pp 168-171
  10. Lipke, H. (2000) EMDR and Psychoterapy Integration. Theoretical and Clinical  Suggestions with Focus on Traumatic Stress. Boca Raton: CRC Press
  11. Mace C. ( 2008)  Mindfulness and mental health. New York, Routledge. Trad. it. “Mindfulness e salute mentale”. Roma, Ubaldini, 2011
  12. Pensa C.( 2002), L’intelligenza spirituale. Roma, Ubaldini
  13. Safer Debra L., Telch Christy F., Chen Eunice Y., (2011),  Binge eating e bulimia. Trattamento dialettico-comportamentale, ed. Raffaello Cortina, Milano
  14. Shapiro, F. (2000). EMDR Ten Years After Its Introduction: A Review of Past and Future Directions, “EMDR… Forward from the future”, 8-10 settembre, Toronto
  15. Segal Z., Williams M., Teasdale J.( 2002), Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Depression. A New Approach to Preventing Relapse. New York, Guilford Press, 2002.
  16. Siegel D. J. (2001), La mente relazionale.  Neurobiologia dell’esperienza  interpersonale, Raffaello Cortina, Milano
  17. Siegel D.J.( 2007)  The Mindful Brain. Mind your brain Inc,  Trad. it. Mindfulness e cervello a cura di Amadei G., Milano, Raffaello Cortina Editore (2009)
  18. Sumedho A., Intuitive awareness. UK, Amaravati Monastery Publications, 2004. Trad. it. “Consapevolezza intuitiva”. Roma, Ubaldini, 2005.
  19. Van der Kolk, B., Fisler, R. (1995) Dissociation and the fragmentary nature of  34 traumatic memories. Journal of Traumatic Stress, 8, 505-525
  20. Wansink Brian (2007) Mindless eating, perché mangiamo senza pensarci”, libreria universitaria  Feltrinelli, Pisani