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Adolescenza

Febbraio 8, 2022 in Età Evolutiva, Gruppo, Psicoterapia, Servizio, Terapia, Torino, Trattamento da Centro Clinico Crocetta

Diagnosi e trattamento delle problematiche in adolescenza

L’adolescenza è un momento della vita caratterizzato da cambiamenti fisici e psicologici che possono portare a turbamenti e crisi necessari per diventare grandi. Rappresenta, quindi, un periodo critico sia per i ragazzi, che possono andare incontro a comportamenti rischiosi, sia per i genitori che li affiancano nel percorso di crescita.

I ragazzi vivono una condizione di passaggio dall’essere bambini al diventare adulti cercando di prendere decisioni autonome, di mettersi alla prova e di confrontarsi con i pari e con gli adulti. Questo non è sempre facile e può causare disagio e malessere: difficoltà a relazionarsi con gli altri, calo del rendimento scolastico, rifiuto di andare a scuola, comportamenti devianti o antisociali, utilizzo di sostanze (alcol, droghe, farmaci). Talvolta il disagio si esprime attraverso dolori fisici (mal di testa, di pancia, di stomaco, nausea, ecc.) oppure sotto forma di disturbi vari (disturbo depressivo, disturbi d’ansia, disturbo alimentare). Di fronte a questi segnali, spesso difficilissimi da affrontare in famiglia, può essere indispensabile rivolgersi ad uno specialista che aiuti ragazzo e famiglia nella comprensione e nella gestione del disagio.

Servizi Offerti

  • Psicodiagnosi – si occupa della “valutazione” psicologica e psicopatologica del ragazzo attraverso l’utilizzo di strumenti per la valutazione della personalità, degli aspetti emotivi, dell’attaccamento o degli aspetti cognitivi, allo scopo di descrivere e comprendere le caratteristiche più profonde dei vari aspetti che compongono e definiscono la personalità di un individuo per averne una conoscenza (diagnosi) più precisa, per giungere ad una formulazione di ipotesi diagnostiche che permettono di porre gli obiettivi della terapia.
  • Sostegno psicologico – è un’attività che lo psicoterapeuta utilizza per supportare l’adolescente e aiutarlo a comprendere ed alleviare i suoi disagi emotivi e comportamentali. Il terapeuta e il ragazzo lavorano insieme per comprendere e chiarire le emozioni attraverso i sintomi, le difficoltà e le problematiche. L’obiettivo è quello di aiutare il ragazzo ad individuare le  risorse e le strategie adeguate per affrontare le sue difficoltà.
  • Psicoterapia individuale – la psicoterapia cognitiva è basata sulla teoria che vede pensieri, emozioni e comportamenti legati tra loro; di conseguenza ciò che facciamo e pensiamo ci condiziona emotivamente. A volte ciò che pensiamo di noi stessi e della realtà può essere disfunzionale e può portare sofferenza interferendo con la capacità di trovare la strategia più adatta per risolvere i problemi. Questo avviene più che mai nell’adolescenza, già critica di per sé e caratterizzata dalla difficoltà di affrontare e comprendere il proprio modo di essere e le proprie emozioni. Con la psicoterapia si può aiutare il ragazzo a ridurre e risolvere ciò che lo ostacola o lo blocca riconducendolo verso il naturale percorso di crescita.
  • Psicoterapia di gruppo – è una metodologia terapeutica che utilizza il gruppo come “strumento” fondamentale. Il gruppo presenta delle caratteristiche che facilitano l’instaurarsi di relazioni, la nascita di legami, la creazione di interessi comuni dentro ad un contesto potenzialmente terapeutico. La psicoterapia di gruppo può offrire una notevole esperienza correttiva agli adolescenti. La caratteristica del gruppo terapeutico, adattato alle problematiche adolescenziali, è che il ragazzo può condividere la sua esperienza e le sue emozioni con i pari e nello stesso tempo sperimentare una relazione terapeutica con l’adulto/terapeuta. In alcuni casi, la terapia di gruppo risulta più accettabile dal ragazzo che non che non deve così “gestire” una relazione individuale con un adulto. I ragazzi provano la sensazione che stia avvenendo qualcosa di importante in un luogo protetto e accogliente e che ciò possa essere sperimentato al di fuori della terapia.
  • Sostegno alla genitorialitàtalvolta può essere utile affiancare alla terapia con l’adolescente, degli incontri con i genitori, concordati anche insieme agli adolescenti stessi, in modo tale da sostenere il ragazzo anche nel contesto familiare, dando ai genitori degli strumenti utili di lettura dei sintomi e di gestione di questi nella quotidianità.
  • EMDR (Eyes Movement Desensitization and Reprocessing) – è un metodo utilizzato prevalentemente nel trattamento dei traumi come lutti, separazioni, incidenti, disastri naturali, violenze ed abusi sessuali e/o psicologici. Viene inserito all’interno del percorso psicoterapeutico ed è finalizzato alla desensibilizzazione rapida degli eventi traumatici ed alla conseguente riduzione del sintomo e del disagio (stress emotivo, pensieri invadenti, ansia, flashbacks, incubi). L’EMDR ė un metodo molto utilizzato e molto efficace anche nel trattamento di bambini e adolescenti: può succedere, infatti, che il bambino viva esperienze brutte, tristi o che possono dare fastidio come essere vittima di bullismo, assistere o subire incidenti, essere vittima di violenze. Queste esperienze possono accadere una o più volte, anche per anni. Brutti eventi come questi possono portare il bambino o il ragazzo a sentirsi a disagio e/o diverso dagli altri e le immagini di quello che è accaduto possono continuare a tornare in mente togliendo la voglia di fare, facendo arrabbiare o distraendo il bambino. Grazie al trattamento EMDR questa condizione può migliorare e i sintomi possono prima affievolirsi e poi scomparire del tutto.

Équipe

 

Bibliografia

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  • Bowlby J. 1989, Attaccamento e perdita (vol.1) L’attaccamento alla madre, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Attaccamento e perdita (vol. 2). La separazione dalla madre, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Attaccamento e perdita (vol. 3). La perdita della madre, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Una base sicura, Raffaello Cortina, Milano.
  • Caviglia G., 2003, Attaccamento e psicopatologia. Dalla ricerca alla clinica, Carocci, Roma.
  • Crittenden P.M. 1999, Attaccamento in età adulta, Raffaello Cortina, Milano.
  • Crittenden P.M. 1997. Pericolo, sviluppo e adattamento, Masson, Milano.
  • Crittenden P.M. 1994, Nuove prospettive sull’attaccamento: teoria e pratica in famiglie ad altro rischio, Guerini, Milano.
  • Fonagy P., Target M. 2001, Attaccamento e funzione riflessiva, Raffaello Cortina, Milano.
  • Guidano V.F., 1992, Il sé nel suo divenire, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Guidano V.F., 1988, La complessità del sè, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Holmes J. 1994, La teoria dell’attaccamento- John Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina, Milano.
  • Isola L. e Mancini F. 2003, Psicoterapia cognitiva dell’infanzia e dell’adolescenza, Franco Angeli, Milano.
  • Lambruschi F., eds.2004, Psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Liotti G. 2001, Le opere della coscienza, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Liotti G. 1994, La dimensione interpersonale della coscienza, Franco Angeli, Milano.
  • Parkes C.M., Stevenson-Hinde J., Marris P. 1995, L’attaccamento nel ciclo della vita, Il pensiero Scientifico, Roma.
  • Safran J.D., Segal Z.V. 1983, Il processo interpersonale nella terapia cognitiva, Feltrinelli, Milano.
  • Schaffer H.R., ed 1993, L’interazione Madre-Bambino, Franco Angeli, Milano.
  • Siegel D. 2001, La mente relazionale, Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, Cortina, Milano.
  • Veglia F. 1999, ed. Storie di vita. Narrazione e cura in psicoterapia cognitiva, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Veglia F. 2005, Manuale di Educazione sessuale, Vol 2 Applicazioni, Erikson, Trento.
  • Veglia F.2004, Manuale di Educazione sessuale, Vol 1 Teoria e Metodologia, Erikson, Trento.
  • Veglia F., Pellegrini R. 2003, C’era una volta la prima volta, Erikson, Trento.
  • Zaccagnino M. 1009, I disagi della maternità. Individuazione, prevenzione e trattamento, Franco Angeli Milano.

Disturbo ossessivo-compulsivo nei bambini e negli adolescenti

Gennaio 9, 2021 in COVID, Disturbo Ossessivo Compulsivo, DOC, Doc Aggressivo, Doc da Contaminazione, Doc da Controllo, Doc da Relazione, Doc Omosex, Doc Religioso, Doc Superstizioso, dsa, Età Evolutiva, famiglia, genitori, Terapia, Torino, Trattamento da Centro Clinico Crocetta

Individuare il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) in età evolutiva pone alcune sfide date dalla presenza nei bambini di comportamenti che possono essere confusi con manifestazioni DOC (ad esempio il pensiero magico e il comportamento superstizioso).

Una valutazione psicodiagnostica si basa quindi sulla valutazione della complessità dei sintomi attuali, della loro variabilità nel tempo e quanto questi interferiscano con la quotidianità del bambino/adolescente, impedendogli di svolgere le sue attività quotidiane, quali studio, gioco, amicizie, ecc.

Nei bambini può mancare la capacità di spiegare il disturbo, a volte poi i bambini nascondono i loro sintomi e non ne parlano neanche con i genitori per vergogna, perché si sentono “strani” o perché li sottovalutano. Con il tempo però le compulsioni diventano degli atti automatici, delle abitudini, che causano limitazioni alla vita quotidiana invalidanti sia per il bambino che per le persone che gli stanno vicino.

Inoltre a volte il DOC può essere confuso con altri disturbi con sintomi similari, quali ad esempio il Disturbo da TIC, la Sindrome di Tourette, il disturbo dello spettro autistico, disturbi alimentari, disturbo da dismorfismo corporeo, ipocondria, disturbo da controllo degli impulsi.

Il DOC si sviluppa nella maggior parte dei casi in modo lento e progressivo, anche se per alcuni l’esordio è acuto e improvviso. Spesso insieme al DOC vengono diagnosticati ADHD e DSA o disturbo degli impulsi.

Nell’80% dei casi il DOC esordisce tra i 10 e i 40 anni, con due picchi di prevalenza: tra 15 e 20 anni peri maschi e tra i 20 e i 25 anni per le femmine.

Differenti forme per un unico disturbo

Anche nell’età evolutiva il DOC può assumere molte forme differenti, talvolta presenti in concomitanza e facilmente riconoscibili.

Timori di contaminazione e compulsioni di lavaggio. Tali timori possono essere causati sia dalla paura improbabile di poter contrarre una malattia e di poter contaminare altre persone entrando in contatto con qualche invisibile virus, germe, batterio, sostanza tossica, sia di dal timore di poter entrare in contatto con qualche forma di “sporco” di natura più indistinta e difficile da spiegare per il paziente stesso.  In questo secondo caso sull’ansia prevale la sensazione di disgusto. La paura di contaminarsi porta a mettere in atto comportamenti rigidi di neutralizzazione (es. lavarsi molto le mani) o di evitamento (es. non toccare le maniglie, gli interruttori, etc.).

Timore di negligenza e compulsioni di controllo. In questo caso la paura costante è di non aver fatto le cose “bene” o nel modo “giusto”, di aver dimenticato di fare una cosa, piuttosto che di aver causato danno a qualcuno. Ad esempio i bambini possono essere angosciati per il fatto di non aver preparato bene lo zaino, di non aver scritto tutti i compiti, di aver commesso errori o di aver detto o pensato qualcosa di brutto.

Superstizione eccessiva: il timore in questo caso è che il ripetere (o non ripetere) un certo gesto un determinato numero di volte, ad esempio contare delle cose, possa determinare il verificarsi o meno di un evento. Un bambino a esempio può temere che accada una disgrazia ad un suo familiare se non conta almeno tre automobili rosse nel tragitto casa-scuola.

Ordine e simmetria: in questo caso il bambino/adolescente ha difficoltà a tollerare che gli oggetti siano posti in modo asimmetrico o disordinato. Questo ordine/completezza può manifestarsi anche in termini più astratti come ad esempio conoscere “completamente” un argomento, aver terminato “completamente” un compito, etc.

Accumulo: è più raro e si manifesta con la necessità di conservare alcuni oggetti spesso senza un razionale evidente. Ad esempio, un bambino può accumulare oggetti senza valore (esempio foglie, sassi, etc.)  in camera fino a renderla sovraccarica ed insalubre.

Pensieri intrusivi: in questo caso si tratta di  pensieri o immagini che il bambino/adolescente ritiene moralmente inaccettabili e fortemente indesiderabili. Non desiderando averli mette in atto tutta una serie di operazioni mentali che di fatto ne aumentano l’intrusività. Il disturbo innesca allora una serie di compulsioni mentali, comportamentali ed invine di evitamenti volti a controllare l’intrusività dei pensieri e delle immagini con rilevante distress ed impatto sulla vita e le relazioni personali.

La terapia del disturbo ossessivo compulsivo in età evolutiva

La Terapia Cognitivo Comportamentale è ad oggi il trattamento di prima scelta  nella cura e nella gestione del disturbo.
Si compone di:

    • psico-educazione a paziente e familiari relativamente ai processi sottesi al disturbo;
    • lavoro sulle credenze cognitive disfunzionali;
    • esposizione graduale agli stimoli che provocano disagio con prevenzione della risposta;
    • lavoro sulle eventuali comorbilità (ADHD, DSA, etc.);
    • interventi di supporto e training ai familiari nella cooperazione al trattamento del disturbo

Nella terapia cognitiva i familiari, insieme al bambino/adolescente, sono accompagnati e guidati, affinché possano essere una risorsa utile al paziente e  possano essi stessi vivere al meglio le difficoltà causate dal disturbo nella quotidianità di ciascuno.

A valle di una valutazione psicodiagnostica gli interventi vengono calibrati sulla specificità del paziente dall’équipe specializzata nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo coordinata dal Dr. Alessandro Marcengo (membro CEDOC – Centro di Eccellenza per il Disturbo Ossessivo Compulsivo).

La presa in carico dei pazienti in età evolutiva viene seguita dalla Dr.ssa Laura Schiavo.

Contatti

mail: richieste@serviziclinici-ccc.it

Alessandro Marcengo

Aprile 2, 2020 in Accumulo Compulsivo, Ansia, BeMindful, COVID, Disturbo da Accumulo, Disturbo Ossessivo Compulsivo, DOC, Doc Aggressivo, Doc da Contaminazione, Doc da Controllo, Doc da Relazione, Doc Omosex, Doc Religioso, Doc Superstizioso, Hoarding Disorder, MBSR, Mindfulness, Panico, Psicoterapia, Terapia, Torino, Trattamento da Centro Clinico Crocetta

Psicologo, Psicoterapeuta, Istruttore MBSR/MBCT/IMP
Specialista in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

Si divide tra attività di docenza, pratica clinica e ricerca.

In ambito clinico si occupa di Psicoterapia individuale dell’adulto. La sua esperienza professionale è particolarmente focalizzata sul Disturbo Ossessivo Compulsivo, sui Disturbi d’Ansia e su gli approcci Mindfulness Based per la riduzione dello stress di varia origine. Negli ultimi anni ha in particolare approfondito gli aspetti di ricerca e di trattamento legati al DOC/OCD, ai disturbi collegati e al Disturbo da Accumulo con particolare riferimento a Life Event Stress e Trauma. E’ membro del CEDOC – Centro di Eccellenza per il Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Referente dei Servizi Clinici sede di C.so Galileo Ferraris ed Area Diagnosi e Trattamento DOC è docente presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva di Torino, Vercelli e Genova ed è socio della International OCD Foundation (IOCDF), della Società italiana di Terapia Cognitivo Comportamentale (SITCC) e della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS) .

E’ inoltre istruttore di Mindfulness Based Interventions (MBSR/MBCT/IMP) e coordina il servizio BeMindful presso la sede di Torino insieme alla dott.ssa Emanuela Sabena.

Per appuntamenti:

Mail: alessandro.marcengo@serviziclinici-ccc.it
Telefono: 011-3857740

Link attività:

Stress Clinic

Settembre 15, 2019 in Ansia, BeMindful, Benessere, diagnosi, Dipendenza, Disturbi alimentari, Disturbo, MBSR, Mindfulness, Programma, psicodiagnosi, Psicoterapia, Servizio, sostegno psicologico, Stress, Terapia, Torino, Trattamento, Trauma da Centro Clinico Crocetta

Tra Fisiologia e Patologia – Conoscere, Gestire, Superare lo Stress

E’ oggi a tutti manifesto come uno dei problemi che caratterizzano la nostra società sia quello che nei discorsi quotidiani definiamo “stress”. L’impatto è pervasivo ed altamente problematico determinando effetti su un continuum che va da un iniziale malessere esistenziale ad importanti aspetti di sofferenza psicologica e relazionale fino a gravissime patologie organiche. Per comprendere meglio come la cronicità di esposizione a stimoli stressanti possa produrre così gravi danni è utile ricondurci alla definizione scientifica di stress formulata dal neuroendocrinologo Hans Selye già nel 1936. Selye definisce la “risposta fisiologica da stress” come la capacità fondamentale, aspecifica e strategica di un organismo di adattarsi alle richieste dell’ambiente facendo un’importante distinzione tra eustress (stress positivo, finalizzato ad uno scopo evolutivo) e distress (stress negativo, nocivo per l’individuo). Quest’ultimo è quello che oggi viene indicato nel discorrere quotidiano semplicemente come “stress” (lavorativo, personale, etc.). Uno dei fattori fondamentali che differenziano lo stress positivo da quello negativo è la durata. E’ necessario infatti distinguere una reazione da stress acuta (ad esempio spaventarci  per un cane che ci ha abbaiato girando dietro un angolo), di breve durata, alla quale cui segue un quasi immediato e ritorno allo stato di base, da una reazione da stress prolungata, costituita da uno sforzo prolungato di fronteggiamento di uno stimolo stressante che può durare invece settimane, mesi o addirittura anni. E’ importante sottolineare quindi che la parte che genera questa complessa sofferenza non è tanto la risposta fisiologica da stress di per sé ma la cronicità e a volte la permanenza con la quale si esprime in risposta a stimoli complessi di tipo relazionale e sociale a cui tutti sono esposti nella molteplicità e complessità di ruoli che la complessa vita umana impone.

Quando la reazione da stress è prolungata si produce un attivazione continuata sull’asse ipotalamo-cortico-surrene (HPA) che in una prima fase possiamo dire di semplice attivazione a cui segue una fase di stanchezza ed una di esaurimento. Gli effetti di questa reazione da stress prolungata hanno luogo nel corpo, nella mente, nel comportamento come espressione di uno stesso sistema interconnesso. Si possono individuare differenti fasi man mano più compromesse in questo progressivo “ammalarsi di stress”. Inizialmente si manifesta una stanchezza fisica e mentale cronica dalla quale derivano problemi interpersonali con ritiro su sé stessi, si diventa irascibili ed intolleranti verso tutti, in uno stato di continua irritazione. La capacità di autoregolazione emotiva diminuisce e ci si trova a litigare per questioni marginali e con marcate oscillazioni dell’umore sul fronte depressivo. Si sviluppano difficoltà cognitive a carico dell’attenzione, della concentrazione, della capacità di pianificare soluzioni o direzioni esistenziali o di compiere scelte. Subentrano poi in virtù dello stato di ansietà cronica dolori a carico dell’apparato muscolo-scheletrico (tensioni, dolori cervicali, cefalee) e a volte insonnia e infine lo sviluppo di vere patologie da stress. La tensione prolungata ha prodotto danni invisibili accumulati per lungo tempo nell’organismo che si manifestano con malattie specifiche, in gran parte favorite dal progressivo indebolimento del sistema immunitario: influenze, coliti, ipertensione, vari difetti cardiovascolari (si veda anche la tabella 1 al fondo della pagina).

A tutto ciò va aggiunto un ulteriore carico patogeno che consiste in quelle strategie disfunzionali di fronteggiamento dello stress cronico che la persona ha messo in campo negli anni. Si tratta spesso di abitudini dannose per la salute ma che producono sollievo immediato (ad esempio fumare, bere, mangiare compulsivamente, abusare di farmaci, etc.) o di comportamenti più complessi ma ugualmente nocivi a sé e alle proprie relazioni.

Come invertire questo circolo vizioso ?

I recenti studi di psico-neuro-endocrino-immunologia non lasciano più dubbi sulla necessità di considerare il sistema mente-corpo come un entità unica. Pensieri, emozioni e reazioni fisiologiche sono strettamente integrate e si condizionano a vicenda istante per istante. Già Selye aveva colto la complessità della risposta da stress come dipendente dall’interazione multifattoriale di stimolo stressante (stressor esterno o interno), caratteristiche dell’individuo e ambiente nel quale questa interazione ha luogo.
In virtù delle componenti e delle caratteristiche di questi tre fattori è necessario valutare le linee di correzione possibile per ripristinare un “sostenibilità” del proprio sistema di reazione allo stress.
Oggi si sono sviluppate, grazie ai continui sviluppi delle neuroscienze, nuove psicoterapie e strategie integrate nonché programmi di supporto, in grado di indirizzare, numerose forme di sofferenza mentale portando ad un aumento della consapevolezza e della capacità di regolazione dei propri stati d’animo e dei propri comportamenti.
Divengono possibili allora percorsi che vanno nel senso del conoscere, dell’affrontare, del gestire e del superare le dimensioni di stress presenti nella propria vita mobilitando le risorse personali che potranno caso per caso avvantaggiarsi, laddove necessario anche in una dimensione integrata, di:

  • Tecniche di fronteggiamento e regolazione degli stati mentali e fisici di sofferenza
  • Mindfulness – Pratica meditativa di consapevolezza
  • Percorsi di psicoterapia personale a carattere cognitivo-comportamentale
  • Eventuale affiancamento di un supporto farmacologico
  • Eventuale affiancamento di interventi specialistici in relazione alle patologie già in essere (es. cardiologiche, dermatologiche, pneumologiche, etc.)

Ciascuna di queste strade va valutata insieme alla persona in relazione alle proprie caratteristiche personologiche ed alle condizioni stressogene e di contesto nella quale è inserita.

Riferimento

Dr. Alessandro Marcengo – Psicologo, Psicoterapeuta, Istruttore MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction)

Contatti

Mail: alessandro.marcengo@serviziclinici-ccc.it
Telefono: 011-3857740

 

Tabella 1 – Effetti dello stress cronicospacer_long

Sintomi di Sofferenza Psicologica

  • Difficoltà a prendere decisioni
  • Difficoltà a relazionarsi con gli altri
  • Diminuito senso di efficacia e rendimento nel lavoro
  • Disturbi della memoria
  • Disturbi dell’attenzione
  • Depressione
  • Ansia
  • Disturbi della sfera sessuale
  • Insonnia e disturbi del sonno

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Sintomi di Sofferenza Fisica

  • Emicrania e cefalee muscolo-tensive
  • Cervicalgia, Sciatalgia, Lombalgia
  • Artrosi
  • Colite spastica, stipsi
  • Ulcera gastrica e duodenale
  • Diabete
  • Ipercolesterolemia
  • Malattie cardiovascolari (ipertensione, tachicardia, extrasistole, infarto)
  • Malattie autoimmuni
  • Raffreddori ed Influenze
  • Asma
  • Allergie
  • Intolleranze alimentari
  • Psoriasi e dermatiti
  • Prostatiti, Cistiti,  Vaginiti, ecc.
  • Herpes labiale/genitale
  • Obesità
  • Invecchiamento precoce

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Disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi correlati

Luglio 24, 2019 in Accumulo Compulsivo, Ansia, Benessere, COVID, Disturbo, Disturbo Ossessivo Compulsivo, DOC, Doc Aggressivo, Doc da Contaminazione, Doc da Controllo, Doc da Relazione, Doc Omosex, Doc Religioso, Doc Superstizioso, Fobia, Mindfulness, Panico, psicodiagnosi, Psicoterapia, sostegno psicologico, Terapia, Torino, Trattamento, Trauma da Centro Clinico Crocetta

Area Diagnosi e Trattamento

Il Disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di ossessioni (ad esempio immagini, pensieri o impulsi percepiti come intrusivi o inappropriati che determinano significativo disagio, in genere nella forma di ansia o disgusto) e di compulsioni (comportamenti e rituali che la persona si sente obbligata a compiere per ridurre tale disagio). I tentativi spontanei di ignorare le ossessioni determina ulteriore senso di disagio ed ansia, innescando un circolo vizioso che aumenta la sofferenza della persona. Il disturbo ossessivo-compulsivo ruota attorno ad alcuni temi caratteristici e come tale prende forme specifiche, alcune più comuni altre più rare.

Le ossessioni  si focalizzano sempre intorno ad alcuni timori specifici:

  • timore di contaminarsi con “germi” oppure sostanze disgustanti (talvolta entrambe) o in generale lo “sporco”;
  • timore di cagionare danni a sé o ad altri (danni materiali, economici, di salute fisica od emotiva, ecc.) per negligenza, distrazione, sbadataggine, superficialità;
  • timore di perdere il controllo di se stessi agendo supposti “impulsi” autolesivi oppure violenti, sessualmente perversi, blasfemi ecc.;
  • timore/dubbio rispetto al sentimento nutrito verso il partner o rispetto al proprio orientamento sessuale
  • timore/disagio di non aver messo nel modo “giusto”, ordinato, allineato, completo, perfetto, simmetrico qualche oggetto con il quale si è interagito a volte collegato a timore scaramantico

I temi sono talmente ricorrenti che definiscono di fatto delle specificità di disturbo ossessivo in relazione ai temi coinvolti: Doc da contaminazione, Doc da controllo, Doc aggressivo, Doc omosex, Doc religioso, Doc da relazione, Doc superstizioso, etc.

Le compulsioni che cercano inizialmente di arginare il disagio generato dalle ossessioni si possono esprimere come reazione all’ossessione specifica con lavaggi frequenti e accurati, controlli ripetuti, compulsioni mentali (contare, riesaminare, ripetere) allineare, riordinare e numerose altre. Spesso è presente in modo importante ed a volte invalidante la dimensione dell’evitamento.

Le ossessioni e le compulsioni possono arrivare ad occupare molto tempo costituendo un ostacolo a importanti attività della persona (lavoro, studio, ecc.) od obiettivi esistenziali. La manifestazione è generalmente graduale ed ingravescente anche se in alcuni casi i sintomi possono presentarsi in modo improvviso ed eclatante. Lo scompenso può essere collocato nella maggior parte dei casi nell’adolescenza o nella prima età adulta anche se le prime manifestazioni sono in genere più precoci. Il percorso sintomatologico e caratterizzato da un andamento oscillante ma fondamentalmente cronico e spesso ingravescente.I temi di riferimento possono cambiare nel corso della vita ma il “processo” rimane il medesimo. Si tratta di un disturbo relativamente comune con una prevalenza di circa il 2% nella popolazione generale.

Nel DSM 5, anche in virtù della ormai imponente mole di ricerche sul tema, il disturbo ossessivo-compulsivo è stato inserito in una sezione a parte del manuale insieme ai disturbi correlati (Disturbo di dismorfismo corporeo, Disturbo da accumulo, Tricotillomania, Disturbo da escoriazione).

Servizi Offerti

  • Orientamento Terapeutico e Trattamento integrato del disturbo ossessivo-compulsivo – Gli studi di efficacia sul trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo hanno dimostrato come la maggior parte delle persone ottengano buoni risultati con una terapia cognitivo comportamentale che includa un approccio ERP (Esposizione con Prevenzione della Risposta) unitamente al sostegno e supporto da parte della famiglia ed un eventuale trattamento farmacologico. Il trattamento si avvale di una serie di strumenti che utilizzati in modo integrato sono in grado di determinare in tempi relativamente brevi un aumento dei gradi di libertà del paziente.
  • ERP – Esposizione con Prevenzione della Risposta – L’approccio cognitivo al disturbo ossessivo-compulsivo include differenti strumenti e strategie. Nello specifico l’ERP è una strategia di grande efficacia basata sull’esposizione graduata e guidata dal terapeuta ai pensieri, alle immagini, agli oggetti e alle situazioni che determinano disagio nella persona seguita dalla prevenzione della risposta disfunzionale di tipo compulsivo. Attraverso la prevenzione della risposta la persona ha modo di sperimentare progressivamente la spontanea riduzione dello stato di disagio.
  • Mindfulness e disturbo ossessivo-compulsivo– La pratica della Mindfulness facilitando l’acquisizione di una nuova modalità di relazionarsi con la propria esperienza interna ben si integra nelle linee di trattamento di questo disturbo. Attraverso la pratica della Mindfulness la persona può infatti imparare ad osservare gli eventi esterni ed interni nel loro divenire; a disidentificarsi dai propri pensieri; a ridurre la propria reattività rispetto a stimoli e situazioni che determinano significativo disagio facilitando lo sviluppo di un atteggiamento decentrato e privo di autobiasimo che consente una risposta efficace. (mindfulness@centroclinicocrocetta.it)
  • Valutazione psicodiagnostica e trattamento in età evolutiva (infanzia/adolescenza) – Il disturbo ossessivo-compulsivo ha frequentemente un esordio precoce. E’ importante in questi casi aiutare le famiglie ad orientarsi identificando subito la problematicità o meno dei comportamenti manifestati dal bambino/adolescente. La valutazione del caso determinerà la scelta di una eventuale linea di trattamento per il paziente che fornisca anche alla famiglia gli strumenti per correggere quei fattori di mantenimento che facilmente si sono inseriti nella relazione tra disturbo e sistema familiare alimentando il disturbo stesso (vai all’approfondimento >>>).

 

Riferimento

Dr. Alessandro Marcengo (membro CEDOC – Centro di Eccellenza per il Disturbo Ossessivo Compulsivo)

Équipe

Dr. Alessandro Marcengo, psicologo e psicoterapeuta
Dr.ssa Emanuela Sabena, psicologa e psicoterapeuta
Dr.ssa Laura Schiavo, psicologa e psicoterapeuta
Dr. Stefano Clerico, psicologo e psicoterapeuta

Servizi Clinici – Corso Galileo Ferraris 110

mail: richieste@serviziclinici-ccc.it
Tel: 011 385 7740

 

Bibliografia

  • Clark D. A. Cognitive-Behavioral therapy for OCD, 2006, Guilford Press, New York
  • Lee, PhD. Baer (2002). The Imp of the Mind: Exploring the Silent Epidemic of Obsessive Bad Thoughts. New York: Plume Books.
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  • Elliott CM, Radomsky AS. (2012) Mental contamination: the effects of imagined physical dirt and immoral behaviour. Behav Res Ther. 2012 Jun;50(6):422-7

Disturbo da accumulo – Trattamento Integrato

Aprile 8, 2015 in Accumulo Compulsivo, Disturbo, Disturbo da Accumulo, Disturbo Ossessivo Compulsivo, Hoarding Disorder, Individuale, Psicoterapia, Senza categoria, Servizio, Terapia, Torino, Trattamento da Centro Clinico Crocetta

Hoarding – Consulenza e Terapia

Il disturbo da accumulo (a volte indicato anche come Disposofobia, Hoarding Disorder, Accumulo Compulsivo, Accaparramento Patologico, Sindrome Messie, Sindrome Collyer, Sillogomania) è un disturbo caratterizzato dall’accumulo continuativo di beni, acquistati o raccolti, e dalla successiva incapacità di eliminarli dai propri spazi vitali (casa, auto, ufficio, ecc.). Nel tempo questo determina il progressivo ingombro di tutte le aree disponibili, incluse quelle essenziali per cucinare, dormire e lavarsi, provocando in ultimo l’impossibilità di svolgere le normali attività quotidiane. Il disturbo da accumulo comporta spesso rilevanti impatti sulla persona ed i suoi familiari, sia in termini finanziari, sia attraverso una riduzione importante del funzionamento lavorativo e sociale.

Dal 2013 il disturbo di accumulo è incluso nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V) come disturbo a sé stante dotato di propri criteri diagnostici.

Le possibilità di terapia vanno identificate in riferimento allo specifico caso. In alcune situazioni il comportamento di accumulo può essere secondario ad altre patologie, in tal caso il percorso terapeutico sarà basato sulla patologia primaria. Nella maggior parte delle situazioni è viceversa il disturbo da accumulo stesso a risultare primario, in tal caso la Terapia Cognitivo Comportamentale specifica per l’hoarding, avendo dato prova di efficacia in numerosi trial clinici, risulta il trattamento di elezione.

Servizi Offerti

  • Consulenza individuale – Talvolta i rapporti familiari sono fortemente provati dalla convivenza con il disturbo da accumulo. Si sente in questo caso la necessità di “fare qualcosa” per il proprio caro o per se stessi. E’ importante in questo caso avere una valutazione individuale del caso, un esame specifico sulla possibile co-occorrenza di altre patologie, un’idea chiara delle possibilità di trattamento ed una serie di linee guida per facilitare l’eventuale convivenza col disturbo.
  • Trattamento Integrato del disturbo da accumulo – A valle della valutazione del caso, è possibile attivare un percorso di trattamento integrato dell’hoarding secondo il protocollo Cognitivo Comportamentale specifico per il disturbo. Si tratta di un percorso svolto in parte a domicilio ed in parte in studio, indirizzato a sviluppare nella persona le capacità per fronteggiare in autonomia le manifestazioni del disturbo.

Riferimento

Dott. Alessandro Marcengo [amarcengo@psicoterapie.pro]

Équipe

Dott. Alessandro Marcengo
Dott.ssa Emanuela Sabena

Approfondimento

Per saperne di più su Disturbo da Accumulo, Hoarding Disorder, Disposofobia, Accumulo Compulsivo, Accaparramento Patologico, Sindrome Messie, Sindrome di Collyer, Sillogomania: Disposofobia.org

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. 5th ed., text revision. Washington, DC: American Psychiatric Press; 2013
  • Frost R.O., Hartl T.L., A cognitive-behavioral model of compulsive hoarding. Behav Res Ther 1996;34:341–350.
  • Frost R.O., Steketee G, Tolin D, Brown T. Co-morbidity and diagnostic issues in compulsive hoarding. Paper presented at: Annual Meeting of the Anxiety Disorders Association of America 2006; Miami.
  • Hartl, T. L., Duffany, S. R., Allen, G. J., Steketee, G., & Frost, R. O. (2005).Relationships among compulsive hoarding, trauma, and attention-deficit/hyperactivity disorder. Behaviour Research and Therapy, 43, 269-276.
  • Mataix-Cols D, Frost RO, Pertusa A, et al. Hoarding disorder: a new diagnosis for DSM-V? Depress Anxiety. 2010;27:556-572.
  • Muroff J, Bratiotis C, Steketee G. Treatment for hoarding behaviors: a review of the evidence. Clin Soc Work J. 2010. doi:10.1007/s10615-010-0311-4. 2010
  • Pertusa A, Frost RO, Fullana MA, et al. Refining the diagnostic boundaries of compulsive hoarding: a critical review. Clin Psychol Rev. 2010;30:371-386.
  • Rachman S, Elliott CM, Shafran R, Radomsky AS. Separating hoarding from OCD. Behav Res Ther 2009;47: 520–522.
  • Steketee G, Frost RO, Kyrios M. Cognitive aspects of compulsive hoarding. Cognitive Therapy and Research. 2003;27:463-479.
  • Tolin, D. F., Frost, R. O., & Steketee, G. (2007). An open trial of cognitive-behavioral therapy for compulsive hoarding. Behaviour Research and Therapy, 45, 1461-1470.
  • Tolin, D. F., Frost, R. O., Steketee, G., & Fitch, K. E. (2008). Family burden of compulsive hoarding: Results of an Internet survey. Behaviour Research and Therapy, 46, 334-344.

Disturbi dello spettro autistico

Ottobre 23, 2014 in asperger, autismo, Corsi, diagnosi, disturbi pervasivi dello sviluppo, Disturbo, Età Evolutiva, genitori, Gruppo, Individuale, Programma, psicodiagnosi, Psicoterapia, rett, Servizio, sostegno psicologico, Terapia, Torino, Trattamento da Centro Clinico Crocetta

Diagnosi e trattamento dell’autismo e della sindrome di Asperger

Dal 2013 è entrato in vigore un nuovo Manuale Diagnostico Statistico, il DSM V, usato dalla comunità internazionale per valutare le condizioni psicologiche e psichiatriche e individuare i criteri che caratterizzano le diverse condizioni. Una diagnosi precisa consente di strutturare trattamenti dedicati, e quindi più efficaci. Nella scorsa edizione del DSM i disturbi dello spettro autistico erano suddivisi in un ampio gruppo di condizioni (raggruppate sotto la definizione di Disturbi Pervasivi dello Sviluppo), tra cui l’autismo tipico e quello atipico, la sindrome di Asperger, la sindrome di Rett, il Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia. Con la nuova edizione tutte queste condizioni sono state sostituite da un’unica categoria, di cui si valutano, nei criteri, le diverse caratteristiche, in termini di severità e bisogno di assistenza. Tutte le caratteristiche devono essere presenti fin dall’infanzia, possono non manifestarsi fino ad una certa età, cioè fino a quando le capacità dell’individuo sono sufficienti ad esaudire le richieste dell’ambiente.

Entrando nel dettaglio, per poter fare diagnosi di Disturbi dello Spettro Autistico è necessario che vengano soddisfatti questi criteri:

a. Deficit persistente nella comunicazione e nell’interazione sociale.

  1. deficit nella reciprocità socio-emotiva (ad es. difficoltà o approccio sociale atipico nella conversazione, interesse ridotto nella condivisione degli interessi e delle emozioni, mancanza di iniziativa relazionale);
  2. difficoltà nella comunicazione non verbale (difficoltà gestuale, o di contatto oculare, o della comprensione della comunicazione non verbale);
  3. deficit nello sviluppo e nel mantenimento di relazioni sociali (escluse quelle con la famiglia);
  4. difficoltà nel regolare il comportamento nei diversi contesti e apparente mancanza di attenzione per le altre persone.

b. Comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive.

Si tratta di presenza di linguaggio, movimenti o uso di oggetti, stereotipato o ripetitivo (uso di frasi tratte da film o cartoni, movimenti ripetitivi, ripetizione di parole o frasi apparentemente senza un senso sociale). Questo criterio comprende anche una eccessiva aderenza alla routine e difficoltà nel modificare comportamenti verbali o non verbali: ad esempio difficoltà a modificare la strada per tornare a casa, tendenza a mangiare sempre gli stessi cibi o a parlare incessantemente di un certo argomento e a fare sempre le medesime domande, aumento del livello di stress in seguito a piccoli cambiamenti. Fanno parte dei criteri anche una reattività inusuale a certi aspetti dell’ambiente, come una apparente indifferenza agli stimoli caldi, freddi o al dolore, una risposta avversa a certi suoni, intensità di luce o tessuti, una fascinazione particolare per oggetti luccicanti o roteanti.

Per differenziare le diverse modalità in cui si manifesta il disturbo, con livelli di impatto sulla qualità della vita e sulle possibilità di autonomia durante l’età adulta, sono stati introdotti dei criteri di severità e supporto, suddivisi in tre fasce (supporto rilevante, moderato, lieve). Soggetti che risultano necessitare di supporto lieve corrispondono alle persone precedente diagnosticate con la Sindrome di Asperger, ossia con intelligenza nella norma o superiore e buon livello di autonomia nello svolgere la maggior parte delle attività della vita quotidiana. Questo gruppo di soggetti sono ora più generalmente definiti “autismo ad alto funzionamento”.

Servizi Offerti

  • Diagnosi – Percorso anamnestico e diagnostico per individuare la presenza delle caratteristiche proprie dei disturbi dello spettro autistico, in particolare in adolescenti ed adulti ad alto funzionamento o con caratteristiche sub cliniche, per le quali la diagnosi presente maggiore difficoltà e richiede una competenza specifica.
  • Psicoterapia individuale – Percorso psicoterapeutico, finalizzato ad aumentare la consapevolezza del proprio stile di funzionamento, comprensivo dei punti di forza e di debolezza che ogni individuo presenta; lavoro specificamente strutturato per migliorare le competenze metacognitive e le capacità relazionali e sociali, essenziali per una vita quotidiana gratificante sul piano affettivo, relazionale e scolastico/professionale.
  • Gruppi di supporto per fratelli – Gruppo dedicato in modo specifico alle difficoltà e alle esperienze che ogni giorno vivono i fratelli e le sorelle delle persone con disturbi dello spettro autistico, per arricchirsi attraverso il confronto e condividere ciò che si è imparato giorno dopo giorno. Gli incontri saranno sviluppati su tematiche specifiche concordate all’inizio del percorso, sulle quali discutere insieme, per scoprire come la condivisione delle fatiche e della sofferenza, ma anche dei momenti di sorpresa, gioia e gratificazione, possano risultare terapeutiche. Verranno creati gruppi il più possibile omogenei per caratteristiche ed età.
  • Parent training – Incontri di gruppo dedicati ai genitori di ragazzi con funzionamento molto alto e alle loro specifiche difficoltà, prevalentemente sociali e legate alla consapevolezza. Suggerimenti per intervenire efficacemente su comportamenti oppositivi o manifestazioni ansiose, discussione sulle difficoltà in classe e con i pari.
  • Gruppi psico-educativi sulle abilità sociali e la metacognizione – Lavoro in gruppo per la riflessione sulle difficoltà sociali che si sperimentano quotidianamente, ad esempio nel trovare nuovi amici o nel saper come comportarsi ad una festa, a scuola o al lavoro. Attività mirate, come role play e indicazioni concrete, per lo sviluppo delle capacità metacognitive, per imparare a intuire cosa pensano i nostri interlocutori, a partire da segnali non verbali come i gesti, le espressioni del viso, il tono della voce.

Riferimento

Bibliografia

SAGGI DIVULGATIVI
  • Marc Segar, Guida alla sopravvivenza per persone con sindrome di asperger, Lem Libraria
  • Temple Grandin, Pensare in immagini, Erickson
  • Tony attwood, Guida alla sindrome di Aperger, Erickson
  • Janet Dixon, Facilitare la comunicazione nell’autismo, Erickson
  • Flavia Caretto, Autismo e autonomie personali, guida per educatori, insegnanti e genitori, Erickson
  • Paolo Cornaglia Ferraris, Io sento diverso, Erickson
  • Hilde de Clercq, L’autismo da dentro- una guida pratica, Erickson
ROMANZI
  • Siobhan Dowd, Il mistero di london eye, Uovonero
  • Marc Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, Einaudi
  • Petrosino, Ciao, io mi chiamo Antonio, Sonda
SAGGI TECNICI
  • AAVV, a cura di Michele Zappella, Autismo e disturbi dello sviluppo, giornale italiano di ricerca clinica e Psicoeducativa, Erickson
  • Giacomo Vivanti, La mente autistica, Omega
  • Theo peeters, Autismo: dalla conoscenza teorica alla pratica educativa, Uovonero
  • Cavagnola, Moderato, Leoni (a cura di), Autismo: che fare?, Vannini
  • Cohen e Vokmark, Autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo, Vannini
  • Uta Frith, L’autismo, spiegazione di un enigma, Laterza
  • Mario Lambiase, Autismo e lobi frontali, Vannini
  • Lomascolo, Vaccaro, Autismo: modelli applicativi nei servizi, Vannini

Terapia del trauma

Aprile 16, 2014 in EMDR, Individuale, Psicoterapia, Terapia, Torino, Trattamento, Trauma da Centro Clinico Crocetta

“… il dolore degli impotenti”

La parola trauma deriva dal greco τραũμα che significa ferita. Viviamo un trauma psichico quando siamo esposti ad uno stimolo minaccioso ed improvviso a cui non possiamo reagire né sottrarci, che sovrasta la nostra capacità di farvi fronte emotivamente, provocandoci un profondo senso di impotenza, di intensa paura ed orrore. Una ferita che può travolgerci per i suoi effetti e le sue conseguenze e può impedirci di continuare a vivere come prima. Eventi catastrofici, violenze subite o di cui siamo testimoni, malattie, incidenti o eventi invalidanti sono per definizione esperienze traumatizzanti. Ma anche la rottura di un legame affettivo, la perdita del lavoro, una grave umiliazione, la morte di una persona amata e altro ancora, può essere vissuto come un’esperienza traumatica. Non tutti reagiamo agli stessi eventi nello stesso modo, ed anche la nostra reazione soggettiva può variare nell’arco della nostra vita. Quando viviamo un’esperienza traumatica è il nostro sistema di sopravvivenza a prendere il sopravvento, questo accade in modo automatico e fuori dal nostro controllo. Per questo ci può capitare di pensare di aver reagito in modo insensato ed irriconoscibile rispetto al nostro solito modo di essere.
Dopo l’esposizione ad un evento traumatico la qualità della nostra vita può risentire in modo importante della presenza di alcuni sintomi caratteristici, alcuni di questi possono essere:

  • il continuo rivivere l’evento traumatico (nei sogni, attraverso la comparsa involontaria ed improvvisa di ricordi ed immagini, oppure nel sentire ed agire come se l’evento traumatico si stesse davvero ripresentando…)
  • l’evitamento di tutti gli stimoli associati al trauma (possono essere evitate in modo persistente attività, persone, luoghi, pensieri che ne suscitano il ricordo)
  • difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, difficoltà a concentrarsi, irritabilità e scoppi di collera, ipervigilanza ed esagerate risposte di allarme, perdita di interesse rispetto alla propria vita ed al proprio futuro, sentimenti di estraneità verso gli altri ed affettività ridotta, sentimenti di vergogna e colpa rispetto a quanto accaduto, così come disperazione…

Servizi Offerti 

  • Psicoterapia individuale – La psicoterapia individuale è un percorso di lavoro in cui terapeuta e paziente concordano e condividono gli obiettivi della terapia. Nella terapia del trauma è utile lavorare alla comprensione dei disturbi del paziente, all’acquisizione di strumenti e strategie che possano gestire ed alleviare il disagio emotivo, alla rielaborazione dei ricordi traumatici ed alla loro reintegrazione nella storia del paziente.
  • Terapia individuale con protocollo EMDR – L’EMDR acronimo di Eye Movement Desensibilization and Reprocesing (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è considerato dalla comunità scientifica internazionale e dalle maggiori Organizzazioni Nazionali ed Internazionali di Assistenza, un trattamento d’elezione nella cura del trauma, basato su prove di efficacia. Si ritiene che attraverso i movimenti oculari, all’interno di un protocollo standard sperimentato e validato, venga stimolata la capacità innata del nostro cervello a rielaborare in modo positivo ed adattivo quei ricordi traumatici, “bloccati” nel passato. L’Emdr viene utilizzato in associazione ad altre terapie.

Riferimenti

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Bibliografia

  • Dworkin, M. (2005), La relazione terapeutica nel trattamento Emdr. Tr. It. Raffaello Cortina, Milano 2010.
  • Fernandez, I., Maslovaric, G., Galvagni, M.V. (2011), Traumi psicologici, ferite dell’anima. Liguori, Napoli
  • Giannantonio, M. (2013), Trauma, attaccamento e sessualità. Mimesis, Milano
  • Herbert, C., Didonna, F. (2006), Capire e superare il trauma. Erickson, Trento
  • Levine, P.A. (2002), Traumi e shock emotivi – Waking the tiger. Come uscire dall’incubo di violenze, incidenti e esperienze angosciose. Tr. It. Macro Edizioni, Cesena 2011
  • Liotti, G., Farina, B. (2011), Sviluppi Traumatici. Raffaello Cortina, Milano.
  • Meares, R. (2000), Intimità e alienazione. Tr. it. Raffaello Cortina, Milano 2005
  • Ogden, P., Kekuni, M., Claire, P., Il trauma ed il corpo. Manuale di psicoterapia senso motoria. Ist. Scienze Cognitive, Sassari 2013
  • Rothshild, B., Trauma essentials: The Go-To Guide. W.W. Norton &Co, New York, London 2011.
  • Shapiro, F. (1995), EMDR, desensibilizzazione e rielaborazione attraverso I movimenti oculari. Tr. It. McGraw Hill, Milano 2000
  • Shapiro, F., Lasciare il passato nel passato. Astrolabio, Roma 2013
  • Van Der Hart, O., Nijenhuis, E.R.S, Steele, K. (2006), Fantasmi nel sè. Trauma e trattamento della dissociazione strutturale. Tr. It. Raffaello Cortina, Milano 2011
  • Van Der Hart, O., Steele, K., Boon, S., La dissociazione traumatica. Comprenderla e affrontarla. Mimesis, Milano 2014
  • Van Der Kolk, B.A., McFarlane, A.C., Weisaeth, L., Stress Traumatico. Gli effetti sulla mente, sul corpo e sulla società delle esperienze intollerabili. Ma.gi. Roma 2005

Attacchi di panico, ansia e fobie

Aprile 16, 2014 in Ansia, EMDR, Fobia, Gruppo, Individuale, Mindfulness, Panico, Psicoterapia, Servizio, Terapia, Torino, Trattamento da Centro Clinico Crocetta

“La paura della paura”

L’ansia è una emozione provata da tutte le persone durante la vita, spesso non distinguibile dalla paura e spesso identificata con lo stress, almeno come costruzione verbale. L’ansioso vive una esperienza di carattere sia cognitivo, il pericolo imminente, sia somatico, la reazione di allarme con l’aumento di adrenalina affinché si possa affrontare il pericolo stesso o scappare. In quest’ottica, l’ansia è una emozione adattiva che ci permette di scegliere cosa fare,  di superare momenti difficili, di forte stress o situazioni impreviste.

L’attacco di panico si verifica quando l’ansia e/o la paura sono talmente intense da provocare i sintomi quali palpitazioni, sudorazione, tremori, sensazione di dispnea e soffocamento, nausea, dolori al petto, paura di perdere il controllo o impazzire, paura di morire.

La fobia è una paura persistente di oggetti, situazioni, animali, persone ed attività che nei casi più gravi produce una limitazione dell’autonomia della persona, fino a scelte di evitamento dagli stimoli stessi. Le più frequenti sono le fobie sociali, come la paura di parlare in pubblico, e le fobie specifiche, come la paura di volare, degli insetti.

Il DSM-5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) classifica i disturbi d’ansia in:

  • (F93.0) disturbo d’ansia di separazione
  • (F94.0) mutismo selettivo
  • (F40.) fobia specifica (animali, sangue, cure mediche, ambiente)
  • (F40.10) disturbo d’ansia sociale (fobia sociale)
  • (F41.0) disturbo di panico
  • (F40.00) agorafobia
  • (F41.1) disturbo d’ansia generalizzata
  • (__._) disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci
  • (F06.4) disturbo d’ansia dovuto ad altra condizione medica
  • (F41.8) disturbo d’ansia con altra specificazione
  • (F41.9) disturbo d’ansia senza specificazione

Servizi Offerti  

  • Terapia individuale con approccio cognitivo – Il percorso mira ad integrare le emozioni, cognizioni e sensazioni corporee del soggetto ansioso per dargli un nuovo senso e significato all’interno della propria storia di vita. Questo pone il soggetto nella condizione di comprendere il significato della sua ansia, paura o fobia, permettendogli di gestire lo stato di disagio e condurre una esistenza soddisfacente. (Équipe)
  • Terapia individuale secondo il protocollo EMDR – Il protocollo EMDR (Eye Movement Desensibilization and Reprocessing) viene utilizzato in quelle situazioni in cui l’individuo, dopo aver vissuto un evento doloroso e traumatico, tende a ricordarlo in modo intrusivo e doloroso con la stessa intensità di quando si è verificato, provocando notevoli ripercussioni sulla vita quotidiana. Attraverso i movimenti oculari si permette una desensibilizzazione all’evento e con l’aiuto del professionista l’elaborazione funzionale e adattiva dell’episodio con riduzione dell’ansia e paura.
  • Terapia Mindfulness Based – Attraverso la meditazione Mindfulness (in gruppo o individuale) vengono addestrate consapevolezza e attenzione per riuscire  a spostarsi con flessibilità dal vivere costantemente nel futuro all’essere nel momento presente, riappropriandosi così della propria vita. La meditazione modifica la relazione con i propri pensieri, emozioni e sensazioni connessi all’ansia, consentendo una maggiore flessibilità psicologica. In tal modo è possibile scegliere in maniera consapevole azioni che siano efficaci a soddisfare i propri bisogni di sicurezza e calma dando risposte più efficaci alla paura, all’ansia e al panico. (Dr.ssa Emanuela Sabena)

 

Riferimenti

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Bibliografia

  • Giannantonio M., Lenzi S. Il disturbo di panico. Raffaello Cortina. 2009
  • Hunter R. C. “The art of hypnotherapy”. Crown House Publishing Ltd. 2010
  • Procacci M., Popolo R., Marsigli N. (a cura di) Ansia e ritiro sociale. Raffaello Cortina, Milano. 2011
  • Sassaroli S. et all. “Psicoterapia cognitive dell’ansia” – Raffaello Cortina Editore. 2006
  • Schwartz R. C. “Internal Family Systems Therapy. The Guilford Press, 1995.
  • Wells A. Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia McGraw Hill

Trattamento delle molestie assillanti e comportamenti violenti (stalking, mobbing, harassment)

Febbraio 24, 2014 in aggressività, Gruppo, harassment, Individuale, mobbing, molestie, Psicoterapia, Servizio, stalking, Terapia, Torino, Trattamento, vittimologia da Centro Clinico Crocetta

Stalking, mobbing ed harassment.

Nello stalking o sindrome del molestatore assillante vengono messi in atto una serie di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza con l’obiettivo di ottenere un contatto e di comunicare con una vittima. Quest’ultima risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni o comportamenti che percepisce come intrusivi e sgraditi. Il fenomeno si manifesta con telefonate, invio di regali indesiderati, sms, e-mail, lettere, appostamenti sul luogo di residenza o di lavoro, minacce, aggressioni verbali e fisiche, fino alla predazione sessuale. Le conseguenze sul piano psicologico per le vittime sono debilitanti ed interessano il quadro emotivo e relazionale; ci possono essere compromissioni della salute e del lavoro oltre a cambiamenti dell’organizzazione della vita quotidiana (dal cambiare numero di telefono fino al cambiare abitazione).

Il mobbing è l’insieme di comportamenti distruttivi presenti all’interno degli ambienti di lavoro. La vittima viene letteralmente accerchiata e aggredita intenzionalmente dai mobber, i quali mettono in atto strategie comportamentali volte alla sua distruzione psicologica, sociale e professionale, fino alla soppressione della dignità ed esistenza. L’OMS nel 2008 indica nella prevenzione primaria, secondaria e terziaria gli interventi idonei a limitare e contrastare il fenomeno.

Con il termine harassment si intendono i singoli comportamenti molesti, anche a carattere sessuale. Nella categoria rientrano gli approcci fisici, le espressioni verbali aggressive, i gesti violenti, la minaccia (verbale o scritta, diretta o indiretta), il contatto fisico e spinte, l’uso di armi, le lesioni, il danneggiamento della proprietà, il pedinamento, le comunicazioni indesiderate, l’invio di oggetti, la sottrazione di beni, la diffusione di dati personali e le maldicenze, gli apprezzamenti allusivi, le battute a sfondo sessuale, gli inviti a cena tendenziosi, le telefonate con ricadute sul piano sessuale. In genere i protagonisti sono i superiori o colleghi, che attuano le molestie nei luogo di lavoro, luoghi pubblici o in particolari contesti professionali (viaggi, conferenze, feste, ecc.).

Servizi Offerti

  • Colloqui individuali o percorso psicoterapeutico – i comportamenti molesti reiterati determinano conseguenze emotive e sullo stile di vita importanti. Non è raro che le vittime presentino un disturbo post-traumatico da stress o un disturbo di adattamento, patologie che, se non gestite, possono essere debilitanti per la salute e il benessere personale. In questi casi sono consigliati dei colloqui psicologici finalizzati al sostegno e alla conoscenza del fenomeno, oppure una psicoterapia nei casi più compromessi. Anche le vittime secondarie (parenti, famigliari, figli, ecc.) possono beneficiare di questo servizio per elaborare l’esperienza indirettamente vissuta.