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Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)

I Disturbi Specifici di Apprendimento, meglio conosciuti come DSA, rappresentano una condizione clinica evolutiva di difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo che si manifesta con l’inizio della scolarizzazione. Anche se alcuni indici predittivi sono presenti già in età prescolare, è solo con l’ingresso nella scuola che tali difficoltà emergono come DSA e possono quindi essere diagnosticati come tali alla fine della seconda elementare.

Dopo la diagnosi e l’avvenuta certificazione che permette di attivare le misure compensative e dispensative previste dalla legge, è spesso necessario affrontare un percorso di trattamento e sviluppo di un metodo di studio personalizzato. Le difficoltà di apprendimento possono riflettersi sulla mancata autosufficienza nei compiti scolastici e su un vissuto emotivo di inadeguatezza e diversità, ripercuotendosi sulle interazioni sociali del ragazzo.

Dopo una valutazione tempestiva, accurata e globale, è dunque necessario pensare a come potenziare le risorse del ragazzo e incrementare il suo benessere a casa e a scuola, considerando gli aspetti funzionali, motivazionali, emotivi e relazionali.

Servizi Offerti

  • Diagnosi – indicazioni per la scuola e la famiglia: Il percorso diagnostico coinvolge un’equipe multidisciplinare composta da psicologo, neuropsichiatra e logopedista per una valutazione completa e precisa, indirizzata a tutti gli aspetti della vita del ragazzo.
  • Trattamento: i percorsi di trattamento includono:
    • Percorsi di potenziamento cognitivo e delle abilità di studio;
    • Promozione delle componenti metacognitive;
    • Parent-training per i genitori;
    • Colloqui con insegnanti;
    • Incontri di gruppo di auto-efficacia per i ragazzi.
  • Monitoraggio e riconferma della diagnosi – La presa in carico include il monitoraggio dell’andamento del ragazzo e i potenziali progressi nel tempo. Attraverso successive rivalutazioni viene offerta la possibilità di cogliere le reali necessità del ragazzo e di riconfermare, qualora necessario, la diagnosi.

 Équipe

Bibliografia

    • Eva Benso, 2011, La dislessia. Una guida per genitori e insegnanti: teoria, trattamenti e giochi, Il Leone Verde Editore.
    • Enrica Bianchi, Viviana Rossi, Luciana Ventriglia, 2011, Dislessia: la Legge 170/2010, Libriliberi Editore.
    • Rossella Di Maria, Aurora Ranfagni ,2013, Adolescenti con DSA e genitori alle superiori. Come e cosa fare, Fabbrica dei Segni Editore.
    • Le guide Erickson, 2013, Dislessia e altri DSA. Strategie per gli insegnanti, Centro Studi Erickson.
    • Guide per l’educazione speciale, 2010, Dislessia evolutiva in pediatria. Guida alla diagnosi e al trattamento, Centro Studi Erickson.
    • Mauro Montanari, 2013, Dislessia a quattro mani, Rugginenti Editore.
    • Gavin Reid, a cura di Savelli E., Franceschi S., tradotto da Calovi C., 2013, È dislessia! Domande e risposte utili, Centro Studi Erickson.
    • Stella Giacomo, Grandi L., 2011, Come leggere la dislessia e i DSA. Con CD Audio, Giunti Scuola.
    • Stella Giacomo, Savelli Enrico 2011, Dislessia oggi. Prospettive di diagnosi e intervento in Italia dopo la legge 170, Centro Studi Erickson.
    • Termine C., Stella G., 2013, La diagnosi della dislessia e degli altri disturbi specifici dell’apprendimento, Omega Editore.

Trattamento delle molestie assillanti e comportamenti violenti (stalking, mobbing, harassment)

Stalking, mobbing ed harassment.

Nello stalking o sindrome del molestatore assillante vengono messi in atto una serie di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza con l’obiettivo di ottenere un contatto e di comunicare con una vittima. Quest’ultima risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni o comportamenti che percepisce come intrusivi e sgraditi. Il fenomeno si manifesta con telefonate, invio di regali indesiderati, sms, e-mail, lettere, appostamenti sul luogo di residenza o di lavoro, minacce, aggressioni verbali e fisiche, fino alla predazione sessuale. Le conseguenze sul piano psicologico per le vittime sono debilitanti ed interessano il quadro emotivo e relazionale; ci possono essere compromissioni della salute e del lavoro oltre a cambiamenti dell’organizzazione della vita quotidiana (dal cambiare numero di telefono fino al cambiare abitazione).

Il mobbing è l’insieme di comportamenti distruttivi presenti all’interno degli ambienti di lavoro. La vittima viene letteralmente accerchiata e aggredita intenzionalmente dai mobber, i quali mettono in atto strategie comportamentali volte alla sua distruzione psicologica, sociale e professionale, fino alla soppressione della dignità ed esistenza. L’OMS nel 2008 indica nella prevenzione primaria, secondaria e terziaria gli interventi idonei a limitare e contrastare il fenomeno.

Con il termine harassment si intendono i singoli comportamenti molesti, anche a carattere sessuale. Nella categoria rientrano gli approcci fisici, le espressioni verbali aggressive, i gesti violenti, la minaccia (verbale o scritta, diretta o indiretta), il contatto fisico e spinte, l’uso di armi, le lesioni, il danneggiamento della proprietà, il pedinamento, le comunicazioni indesiderate, l’invio di oggetti, la sottrazione di beni, la diffusione di dati personali e le maldicenze, gli apprezzamenti allusivi, le battute a sfondo sessuale, gli inviti a cena tendenziosi, le telefonate con ricadute sul piano sessuale. In genere i protagonisti sono i superiori o colleghi, che attuano le molestie nei luogo di lavoro, luoghi pubblici o in particolari contesti professionali (viaggi, conferenze, feste, ecc.).

Servizi Offerti

  • Colloqui individuali o percorso psicoterapeutico – i comportamenti molesti reiterati determinano conseguenze emotive e sullo stile di vita importanti. Non è raro che le vittime presentino un disturbo post-traumatico da stress o un disturbo di adattamento, patologie che, se non gestite, possono essere debilitanti per la salute e il benessere personale. In questi casi sono consigliati dei colloqui psicologici finalizzati al sostegno e alla conoscenza del fenomeno, oppure una psicoterapia nei casi più compromessi. Anche le vittime secondarie (parenti, famigliari, figli, ecc.) possono beneficiare di questo servizio per elaborare l’esperienza indirettamente vissuta.

Adolescenza

Diagnosi e trattamento delle problematiche in adolescenza

L’adolescenza è un momento della vita caratterizzato da cambiamenti fisici e psicologici che possono portare a turbamenti e crisi necessari per diventare grandi. Rappresenta, quindi, un periodo critico sia per i ragazzi, che possono andare incontro a comportamenti rischiosi, sia per i genitori che li affiancano nel percorso di crescita.

I ragazzi vivono una condizione di passaggio dall’essere bambini al diventare adulti cercando di prendere decisioni autonome, di mettersi alla prova e di confrontarsi con i pari e con gli adulti. Questo non è sempre facile e può causare disagio e malessere: difficoltà a relazionarsi con gli altri, calo del rendimento scolastico, rifiuto di andare a scuola, comportamenti devianti o antisociali, utilizzo di sostanze (alcol, droghe, farmaci). Talvolta il disagio si esprime attraverso dolori fisici (mal di testa, di pancia, di stomaco, nausea, ecc.) oppure sotto forma di disturbi vari (disturbo depressivo, disturbi d’ansia, disturbo alimentare). Di fronte a questi segnali, spesso difficilissimi da affrontare in famiglia, può essere indispensabile rivolgersi ad uno specialista che aiuti ragazzo e famiglia nella comprensione e nella gestione del disagio.

Servizi Offerti

  • Psicodiagnosi – si occupa della “valutazione” psicologica e psicopatologica del ragazzo attraverso l’utilizzo di strumenti per la valutazione della personalità, degli aspetti emotivi, dell’attaccamento o degli aspetti cognitivi, allo scopo di descrivere e comprendere le caratteristiche più profonde dei vari aspetti che compongono e definiscono la personalità di un individuo per averne una conoscenza (diagnosi) più precisa, per giungere ad una formulazione di ipotesi diagnostiche che permettono di porre gli obiettivi della terapia.
  • Sostegno psicologico – è un’attività che lo psicoterapeuta utilizza per supportare l’adolescente e aiutarlo a comprendere ed alleviare i suoi disagi emotivi e comportamentali. Il terapeuta e il ragazzo lavorano insieme per comprendere e chiarire le emozioni attraverso i sintomi, le difficoltà e le problematiche. L’obiettivo è quello di aiutare il ragazzo ad individuare le  risorse e le strategie adeguate per affrontare le sue difficoltà.
  • Psicoterapia individuale – la psicoterapia cognitiva è basata sulla teoria che vede pensieri, emozioni e comportamenti legati tra loro; di conseguenza ciò che facciamo e pensiamo ci condiziona emotivamente. A volte ciò che pensiamo di noi stessi e della realtà può essere disfunzionale e può portare sofferenza interferendo con la capacità di trovare la strategia più adatta per risolvere i problemi. Questo avviene più che mai nell’adolescenza, già critica di per sé e caratterizzata dalla difficoltà di affrontare e comprendere il proprio modo di essere e le proprie emozioni. Con la psicoterapia si può aiutare il ragazzo a ridurre e risolvere ciò che lo ostacola o lo blocca riconducendolo verso il naturale percorso di crescita.
  • Psicoterapia di gruppo – è una metodologia terapeutica che utilizza il gruppo come “strumento” fondamentale. Il gruppo presenta delle caratteristiche che facilitano l’instaurarsi di relazioni, la nascita di legami, la creazione di interessi comuni dentro ad un contesto potenzialmente terapeutico. La psicoterapia di gruppo può offrire una notevole esperienza correttiva agli adolescenti. La caratteristica del gruppo terapeutico, adattato alle problematiche adolescenziali, è che il ragazzo può condividere la sua esperienza e le sue emozioni con i pari e nello stesso tempo sperimentare una relazione terapeutica con l’adulto/terapeuta. In alcuni casi, la terapia di gruppo risulta più accettabile dal ragazzo che non che non deve così “gestire” una relazione individuale con un adulto. I ragazzi provano la sensazione che stia avvenendo qualcosa di importante in un luogo protetto e accogliente e che ciò possa essere sperimentato al di fuori della terapia.
  • Sostegno alla genitorialitàtalvolta può essere utile affiancare alla terapia con l’adolescente, degli incontri con i genitori, concordati anche insieme agli adolescenti stessi, in modo tale da sostenere il ragazzo anche nel contesto familiare, dando ai genitori degli strumenti utili di lettura dei sintomi e di gestione di questi nella quotidianità.
  • EMDR (Eyes Movement Desensitization and Reprocessing) – è un metodo utilizzato prevalentemente nel trattamento dei traumi come lutti, separazioni, incidenti, disastri naturali, violenze ed abusi sessuali e/o psicologici. Viene inserito all’interno del percorso psicoterapeutico ed è finalizzato alla desensibilizzazione rapida degli eventi traumatici ed alla conseguente riduzione del sintomo e del disagio (stress emotivo, pensieri invadenti, ansia, flashbacks, incubi). L’EMDR ė un metodo molto utilizzato e molto efficace anche nel trattamento di bambini e adolescenti: può succedere, infatti, che il bambino viva esperienze brutte, tristi o che possono dare fastidio come essere vittima di bullismo, assistere o subire incidenti, essere vittima di violenze. Queste esperienze possono accadere una o più volte, anche per anni. Brutti eventi come questi possono portare il bambino o il ragazzo a sentirsi a disagio e/o diverso dagli altri e le immagini di quello che è accaduto possono continuare a tornare in mente togliendo la voglia di fare, facendo arrabbiare o distraendo il bambino. Grazie al trattamento EMDR questa condizione può migliorare e i sintomi possono prima affievolirsi e poi scomparire del tutto.

Équipe

 

Bibliografia

  • BaraB.G., 1996, Manuale di psicoterapia cognitiva, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Attaccamento e perdita (vol.1) L’attaccamento alla madre, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Attaccamento e perdita (vol. 2). La separazione dalla madre, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Attaccamento e perdita (vol. 3). La perdita della madre, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Una base sicura, Raffaello Cortina, Milano.
  • Caviglia G., 2003, Attaccamento e psicopatologia. Dalla ricerca alla clinica, Carocci, Roma.
  • Crittenden P.M. 1999, Attaccamento in età adulta, Raffaello Cortina, Milano.
  • Crittenden P.M. 1997. Pericolo, sviluppo e adattamento, Masson, Milano.
  • Crittenden P.M. 1994, Nuove prospettive sull’attaccamento: teoria e pratica in famiglie ad altro rischio, Guerini, Milano.
  • Fonagy P., Target M. 2001, Attaccamento e funzione riflessiva, Raffaello Cortina, Milano.
  • Guidano V.F., 1992, Il sé nel suo divenire, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Guidano V.F., 1988, La complessità del sè, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Holmes J. 1994, La teoria dell’attaccamento- John Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina, Milano.
  • Isola L. e Mancini F. 2003, Psicoterapia cognitiva dell’infanzia e dell’adolescenza, Franco Angeli, Milano.
  • Lambruschi F., eds.2004, Psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Liotti G. 2001, Le opere della coscienza, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Liotti G. 1994, La dimensione interpersonale della coscienza, Franco Angeli, Milano.
  • Parkes C.M., Stevenson-Hinde J., Marris P. 1995, L’attaccamento nel ciclo della vita, Il pensiero Scientifico, Roma.
  • Safran J.D., Segal Z.V. 1983, Il processo interpersonale nella terapia cognitiva, Feltrinelli, Milano.
  • Schaffer H.R., ed 1993, L’interazione Madre-Bambino, Franco Angeli, Milano.
  • Siegel D. 2001, La mente relazionale, Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, Cortina, Milano.
  • Veglia F. 1999, ed. Storie di vita. Narrazione e cura in psicoterapia cognitiva, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Veglia F. 2005, Manuale di Educazione sessuale, Vol 2 Applicazioni, Erikson, Trento.
  • Veglia F.2004, Manuale di Educazione sessuale, Vol 1 Teoria e Metodologia, Erikson, Trento.
  • Veglia F., Pellegrini R. 2003, C’era una volta la prima volta, Erikson, Trento.
  • Zaccagnino M. 1009, I disagi della maternità. Individuazione, prevenzione e trattamento, Franco Angeli Milano.

Disturbi dell’età evolutiva

Diagnosi e trattamento dei disturbi dell’età evolutiva

Intendiamo per età evolutiva la fascia di età che va dai 3 anni ai 18, dall’infanzia cioè all’adolescenza. Durante questo cammino avvengono numerosi ed importanti cambiamenti, fisici, comportamentali, affettivi ed emotivi. Il bambino si trova ad affrontare sfide quotidiane come la separazione da mamma e papà, l’inizio della scuola, il confronto con i pari, le prestazioni scolastiche o l’apprendimento di nuove regole. Per qualcuno questo può essere faticoso o addirittura fonte di sofferenza: in questi casi il bambino può cominciare a manifestare segni di disagio. Questo disagio spesso non può essere espresso verbalmente e si manifesta prevalentemente a livello comportamentale, corporeo ed emotivo. È importante riuscire a riconoscere i segnali di disagio del bambino per poter intervenire nel modo più appropriato e tempestivo.
Laddove il bambino manifesti disagio nell’affrontare situazioni a forte impatto emotivo (separazione dei genitori, inserimento scolastico, difficoltà relazionali ecc.) può essere utile un lavoro di sostegno psicologico con l’obiettivo di accompagnare lui e la sua famiglia nel momento della difficoltà; qualora, invece, il disagio si trasformi in un disturbo significativo, l’intervento elettivo per alleviare la sofferenza e ridurre i sintomi è la psicoterapia cognitiva, specifica per l’età evolutiva.

Servizi Offerti

  • Psicodiagnosi – consiste in 4/5 colloqui in cui, a seconda della richiesta, vengono somministrati dei test cognitivi e/o emotivi o effettuata l’osservazione del comportamento del bambino in situazioni di gioco libero e/o strutturato. L’obiettivo è quello di valutare l’adeguatezza del bambino in relazione all’età, le sue capacità relazionali con gli adulti e con i pari e l’area cognitiva. Attraverso il percorso di psicodiagnosi si riesce a valutare anche la relazione tra aspetti emotivi e cognitivi e l’influenza degli uni sugli altri.
  • Psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva – se dalla psicodiagnosi effettuata con il bambino emergono sofferenze più significative e strutturate o il disagio influisce sul normale svolgersi della vita familiare e scolastica, è necessario intraprendere una psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva al fine di ridurre i sintomi e curare il disagio. Attraverso il dialogo, il gioco o il disegno, il terapeuta aiuta il bambino a comprendere i suoi pensieri negativi, a riconoscere le emozioni che ne conseguono e i comportamenti sintomatici. Questo lavoro di comprensione e riconoscimento dei propri vissuti, insieme alla condivisione con il bambino e i suoi genitori, può dare inizio ad una fase di cambiamento e quindi di riduzione della sintomatologia e del malessere.
  • Sostegno alla genitorialitàè uno spazio offerto ai soli genitori dove un esperto (lo psicoterapeuta) fornisce delle indicazioni pratiche per gestire situazioni concrete esemplificate durante la seduta. Il genitore è da considerarsi come il primo esperto del figlio, così come una delle principali figure di riferimento grazie alle quali il bambino impara a regolare i propri stati interni. Il terapeuta accompagna i genitori a riflettere sulla propria storia personale e i propri stati interni e su come questi possano talvolta influenzare il proprio stile genitoriale e il modo in cui il bambino impara a regolare le sue emozioni e i suoi pensieri e interiorizza degli schemi d’azione. L’obiettivo centrale del lavoro è quello di aiutare i genitori a capire le proprie criticità e motivare al cambiamento verso modalità di comportamento e di gestione emotiva più funzionali e sereni per tutta la famiglia. Il lavoro con i genitori si è rivelato fondamentale per i disturbi dell’età evolutiva. Lavorare per il bambino anche insieme ai genitori e a volte agli insegnanti, diventa importante per vedere dei cambiamenti concreti nella quotidianità del minore.
  • EMDR (Eyes Movement Desensitization and Reprocessing) – è un metodo utilizzato prevalentemente nel trattamento dei traumi come lutti, separazioni, incidenti, disastri naturali, violenze ed abusi sessuali e/o psicologici, bullismo. Viene inserito all’interno del percorso psicoterapeutico ed è finalizzato alla desensibilizzazione rapida degli eventi traumatici ed alla conseguente riduzione del sintomo e del disagio (stress emotivo, pensieri invadenti, ansia, flashbacks, incubi). L’EMDR ė un metodo molto efficace ed è utilizzato, oltre che negli adulti, anche nel trattamento di bambini e adolescenti, portando alla risoluzione dei sintomi dipendenti dal Trauma.

 Équipe

Bibliografia

  • BaraB.G., 1996, Manuale di psicoterapia cognitiva, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Attaccamento e perdita (vol.1) L’attaccamento alla madre, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Attaccamento e perdita (vol. 2). La separazione dalla madre, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Attaccamento e perdita (vol. 3). La perdita della madre, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Bowlby J. 1989, Una base sicura, Raffaello Cortina, Milano.
  • Caviglia G., 2003, Attaccamento e psicopatologia. Dalla ricerca alla clinica, Carocci, Roma.
  • Crittenden P.M. 1999, Attaccamento in età adulta, Raffaello Cortina, Milano.
  • Crittenden P.M. 1997. Pericolo, sviluppo e adattamento, Masson, Milano.
  • Crittenden P.M. 1994, Nuove prospettive sull’attaccamento: teoria e pratica in famiglie ad altro rischio, Guerini, Milano.
  • Fonagy P., Target M. 2001, Attaccamento e funzione riflessiva, Raffaello Cortina, Milano.
  • Guidano V.F., 1992, Il sé nel suo divenire, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Guidano V.F., 1988, La complessità del sè, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Holmes J. 1994, La teoria dell’attaccamento- John Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina, Milano.
  • Isola L. e Mancini F. 2003, Psicoterapia cognitiva dell’infanzia e dell’adolescenza, Franco Angeli, Milano.
  • Lambruschi F., eds.2004, Psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Liotti G. 2001, Le opere della coscienza, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Liotti G. 1994, La dimensione interpersonale della coscienza, Franco Angeli, Milano.
  • Parkes C.M., Stevenson-Hinde J., Marris P. 1995, L’attaccamento nel ciclo della vita, Il pensiero Scientifico, Roma.
  • Safran J.D., Segal Z.V. 1983, Il processo interpersonale nella terapia cognitiva, Feltrinelli, Milano.
  • Schaffer H.R., ed 1993, L’interazione Madre-Bambino, Franco Angeli, Milano.
  • Siegel D. 2001, La mente relazionale, Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, Cortina, Milano.
  • Veglia F. 1999, ed. Storie di vita. Narrazione e cura in psicoterapia cognitiva, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Veglia F. 2005, Manuale di Educazione sessuale, Vol 2 Applicazioni, Erikson, Trento.
  • Veglia F.2004, Manuale di Educazione sessuale, Vol 1 Teoria e Metodologia, Erikson, Trento.
  • Veglia F., Pellegrini R. 2003, C’era una volta la prima volta, Erikson, Trento.
  • Zaccagnino M. 1009, I disagi della maternità. Individuazione, prevenzione e trattamento, Franco Angeli Milano.

Disturbi alimentari

Servizio integrato per la diagnosi e il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) indicano complesse problematiche relative al rapporto dell’individuo con il cibo e con il proprio corpo: l’alimentazione è disordinata, restrittiva oppure sregolata ed eccessiva; il cibo diventa anestetico e auto-cura di un disagio emotivo. Il corpo è spesso evitato e percepito in modo alterato: il vissuto corporeo di essere inadeguati, grassi, brutti e socialmente non accettabili, influenza negativamente la propria autostima e amabilità. I più diffusi e conosciuti disturbi del comportamento alimentare sono: anoressia, bulimia e binge eating disorder (o disturbo dell’alimentazione incontrollata). Forme meno conosciute, ma in aumento, sono la night eatinng syndrome, il nibbling (spiluccamento), la bigoressia e l’ortoressia. I disturbi del comportamento alimentare coinvolgono attualmente, in Italia, circa il 3,3% della popolazione, con un rapporto tra femmine e maschi di 9 a 1. L’alimentazione sregolata può compromettere la salute di tutti gli apparati del corpo (cardiovascolare, intestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, dermatologico) e il tasso di mortalità per disordine del comportamento alimentare è del 3%. La multifattorialità delle cause (psicologiche, psichiatriche, sociali, genetiche) e la complessità del quadro psicofisico dei pazienti con disturbo del comportamento alimentare richiedono l’intervento di una equipe specializzata e multidisciplinare, capace di definire un percorso diagnostico e terapeutico personalizzato.

Servizi Offerti

  • Consulenza psico-nutrizionale – Il  percorso  psicoeducativo, svolto in piccoli gruppi,   ha come obiettivo offrire  conoscenze utili e pratiche per  aumentare la consapevolezza delle proprie abitudini alimentari, facilitare nuovi e sani stili alimentari  e limitare comportamenti disfunzionali.
  • Psicoterapia individuale – Il percorso di psicoterapia individuale ha come obiettivo la costruzione di strumenti di conoscenza e di equilibrio emotivo che facilitano nel paziente l’attenuazione e/o la scomparsa dei sintomi e aumentano le sue abilità di regolazione emotiva, necessarie per affrontare le difficoltà di vita. La psicoterapia svolta è di tipo cognitivo-comportamentale,   riconosciuta dalle linee guida internazionali come il più efficace nel trattamento dei DCA; essa  è  integrata  con un una metodologia costruttivista.
  • Psicoterapia di gruppo per bulimia e binge-eating – La psicoterapia di gruppo segue uno specifico protocollo di cura, dimostrato attualmente come scientificamente efficace. E’ un  modello di cura specificatamente orientato a pazienti con disturbo da alimentazione incontrollata e bulimia (D. L. Safer, Christy F. Telch, Eunice Y. Chen, 2009, tr.it. 2011)  L’intervento è integrato con le più recenti conoscenze che derivano dalla mindfulness, dal costruttivismo e dalla  metodologia narrativa. Il protocollo prevede un primo breve stage residenziale e una successiva fase di terapia di gruppo, a sessioni bimestrali.
  • Sostegno al nucleo familiare – La famiglia di un paziente che presenta un Disturbo del Comportamento Alimentare è spesso disorientata dinnanzi a tali patologie: sensi di colpa, allarme oppure chiusura, negazione sono comuni reazioni alla sofferenza. E’ dunque talvolta utile, al fine di rendere efficace il percorso di cura, strutturare un intervento familiare di sostegno volto a offrire corrette informazioni sui DCA e sui problemi emotivi legati alla patologia, migliorare nella famiglia la gestione dello stress e rinforzarne la resilienza.

Riferimenti

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Bibliografia

  1. Albers Susan : “Eat, drink be mindfull”  New Arbinger publication
  2. Bruch H., (1996) La gabbia d’oro, ed Feltrinelli, Milano
  3. Fairburn C.G.(2010) La terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione. Edizione italiana a cura di A. Carrozza e R. Dalle Grave. Eclipsi
  4. Goldstein J.(1993), Insight meditation. the practice of freedom. Boston, Shambhala Publications.  Trad. it. “La pratica della libertà”. Roma, Ubaldini, 1995.
  5. Jan Chozen Bays: ” Mindful eating. A guide to Rediscovering a Healthy and Joyful Relationship with food”, on line
  6. Kabat-Zinn J. ( 1991) Full Catastrophe Living. New York, Bantam Doubleday Dell Publishing Group. Trad. it. Vivere momento per momento. Milano, TEA, 2010.
  7. Kristeller Jean L. e Ruth Q. Wolever (2012) Mindfulness-Based Eating Awareness Training for Treating Binge Eating Disorder: The Conceptual Foundation, in “Eating Disorders and Mindfulness: Exploring Alternative Approaches to Treatment”,  ed. Routlege
  8. Linehan M.M ( 1993) Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline. Il modello dialettico. Tr. it. Raffaello Cortina, Milano (2001)
  9. Lineham M.M., Chen E.Y. ( 2005) Dialectical behavior therapy for eating disorders, in Freeman A. Encyclopedia of cognitive behavior therapy. Springer, New York, pp 168-171
  10. Lipke, H. (2000) EMDR and Psychoterapy Integration. Theoretical and Clinical  Suggestions with Focus on Traumatic Stress. Boca Raton: CRC Press
  11. Mace C. ( 2008)  Mindfulness and mental health. New York, Routledge. Trad. it. “Mindfulness e salute mentale”. Roma, Ubaldini, 2011
  12. Pensa C.( 2002), L’intelligenza spirituale. Roma, Ubaldini
  13. Safer Debra L., Telch Christy F., Chen Eunice Y., (2011),  Binge eating e bulimia. Trattamento dialettico-comportamentale, ed. Raffaello Cortina, Milano
  14. Shapiro, F. (2000). EMDR Ten Years After Its Introduction: A Review of Past and Future Directions, “EMDR… Forward from the future”, 8-10 settembre, Toronto
  15. Segal Z., Williams M., Teasdale J.( 2002), Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Depression. A New Approach to Preventing Relapse. New York, Guilford Press, 2002.
  16. Siegel D. J. (2001), La mente relazionale.  Neurobiologia dell’esperienza  interpersonale, Raffaello Cortina, Milano
  17. Siegel D.J.( 2007)  The Mindful Brain. Mind your brain Inc,  Trad. it. Mindfulness e cervello a cura di Amadei G., Milano, Raffaello Cortina Editore (2009)
  18. Sumedho A., Intuitive awareness. UK, Amaravati Monastery Publications, 2004. Trad. it. “Consapevolezza intuitiva”. Roma, Ubaldini, 2005.
  19. Van der Kolk, B., Fisler, R. (1995) Dissociation and the fragmentary nature of  34 traumatic memories. Journal of Traumatic Stress, 8, 505-525
  20. Wansink Brian (2007) Mindless eating, perché mangiamo senza pensarci”, libreria universitaria  Feltrinelli, Pisani